Legge elettorale: modello spagnolo, doppio turno, Mattarellum. E adesso che succede?

Le motivazioni della Consulta creano una nuova legge, ma che non piace a nessuno.

Le motivazioni della bocciatura del Porcellum da parte della Consulta ha una prima conseguenza, che pochi avevano calcolato: una nuova legge elettorale. Nel senso che se si tornasse a votare senza aver prima varato una riforma, ci si troverebbe con un proporzionale puro (visto che è stato considerato incostituzionale il premio di maggioranza senza una soglia minima) e con una preferenza per lista (visto che incostituzionali erano anche le liste bloccate).

A questo punto, però, la questione della legge elettorale si fa ancora più urgente, visto che un Porcellum modificato in questo modo non piace a nessuno e soprattutto garantirebbe l'ingovernabilità (o meglio, obbligherebbe alle larghe intese). Allo stesso tempo, comunque, non si è più obbligati alla riforma, dal momento che si può tornare al voto con la legge attuale (già di fatto modificata). Proprio ciò di cui ha paura Matteo Renzi, che per questa ragione ha impresso una nuova accelerata.

Ma qual è la legge elettorale - tra le tre proposte dal Pd: modello spagnolo, doppio turno, Mattarellum - che esce più rafforzata? Sulla carta sembrerebbe la prima, non fosse altro che per la semplice ragione che già adesso si è alle prese con il proporzionale. Su una posizione del genere insiste Forza Italia, che fin dall'inizio di questa discussione si è schierato a favore del modello spagnolo (con premio di maggioranza ma a partire da una certa soglia, e che pure consente le liste bloccate a patto che siano "corte") e che se riuscisse a concludere un accordo con il Pd potrebbe garantire a Renzi numeri ampi e una riforma nei tempi rapidi che per il segretario sono una priorità.

In pericolo sarebbe però la stabilità del governo, dal momento che il Nuovo Centrodestra non ne vuole sapere di un modello spagnolo che metterebbe a rischio, se non la sua esistenza, sicuramente la possibilità di incidere nelle prossime elezioni. Meglio allora, per gli uomini di Alfano, continuare a insistere sul doppio turno; un maggioritario che salverebbe Ncd dall'obbligo di tornare nelle braccia di Berlusconi. Per il Pd si tratta di decidere: modello spagnolo in tempi rapidi con Forza Italia, ma mettendo a rischio la tenuta del governo, o doppio turno con il Nuovo Centrodestra, con numeri meno forti e il rischio di entrare in una palude di discussione?

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