Beppe Grillo replica ai ribelli del Movimento Cinque Stelle

Aggiornamento 12.43: Il Movimento Cinque Stelle dell'Emilia Romagna replica alle indiscrezioni che vogliono i grillini di quella regione spaccati. E lo fanno attraverso un post sul sito di Beppe Grillo:

"Apprendiamo dalla stampa che un gruppo di fuoriusciti del MoVimento 5 Stelle, uniti sotto il nome “movimento revolution”, si sia organizzato presentando un esposto all’Agcom, aprendo una crepa all’interno del MoVimento stesso. Precisiamo che non esiste nessun gruppo organizzato operante sotto il nome di “movimento revolution” benché meno composto da fuoriusciti del MoVimento 5 Stelle. Esiste invece un sito con tale dominio, gestito ad personam da Gaetano Vilnò, personaggio che purtroppo ben conosciamo da anni e che mai ha fatto parte del MoVimento 5 Stelle. Vilnò tentò nel 2009 di appropriarsi privatamente del logo M5S di Parma, con 3 anni di anticipo sulle elezioni comunali. Scoperto e segnalato dal Meetup locale, fu tempestivamente bloccato grazie all’intervento dello staff. Nel 2010, non trovando sponda nel gruppo che organizzava le liste alle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna, si candidò con la Destra di Storace. Durante la campagna elettorale si rese protagonista di diverse violazioni alle norme vigenti. Ci stupisce come i media possano dare credibilità ad un personaggio del genere, che mai ha avuto a che fare col MoVimento 5 Stelle."



Ormai quei "p.s." alla fine dei post di Beppe Grillo seminano il terrore. Ogni tanto fanno capolino per informare della cacciata di qualcuno dal Movimento Cinque Stelle. Ultimo della lista è Filippo Boriani, consigliere al quartiere Saragozza di Bologna, colpevole di aver raggiunto il limite dei due mandati (ma i primi furono con i Verdi dal '90 al '99). Ennesimo caso dopo quello celebre di Tavolazzi e quello di Vilnò, della consigliera modenese Poppi e di parecchi altri. Ma questa volta la frattura che già da tempo ha iniziato a intravedersi sembra farsi seria: i grillini dell'Emilia Romagna chiedono a gran voce maggior partecipazione alle decisioni del capo, che invece spara "p.s." letali al termine dei suoi post senza consultare nessuno (tranne, of course, il guru Casaleggio).

E i tanti espulsi che si stanno riunendo nel "Movimento Revolution" hanno fatto anche partire un esposto all'Agcom per pratica commerciale scorretta e pubblicità non trasparente. Secondo loro il Movimento Cinque Stelle non è un partito (e infatti non lo è), ma una società di e-commerce (Beppe Grillo.it e Casaleggio Associati) e dovrebbe poter essere identificata come tale dal consumatore: “Il blog Beppegrillo. it non può ritenersi un partito non avendo una struttura gerarchica, e non può ritenersi un movimento politico avendo un proprietario”.

L'esposto per ora non ha avuto risposte, ma è evidente come sia la punta dell'iceberg dell'insofferenza che circola soprattutto dalle parti dell'Emilia Romagna. Ma perché? La ragione va cercata nell'autonomia che il M5S da queste parti si sta guadagnando: è qui che raccoglie le percentuali di voti più alte, che ha i suoi esponenti più noti (Favia, Pizzarotti) e dove insomma assomiglia sempre di più a un partito in grado di raccogliere i voti indipendentemente da Beppe Grillo. Che forse proprio di questo ha paura.

Ma se la sua reazione alla crescita e maturazione di alcune "sezioni" del Movimento è quella di fare le purghe senza consultare niente e nessuno l'insofferenza non può che aumentare: "Ma chi è questo Staff che decide tutto? Non siamo paladini della trasparenza?". Al solito il primo bersaglio dei ribelli è Casaleggio, visto come colui che contraddice tutto quello che dovrebbe essere nello spirito del M5S. Ma c'è anche chi in tutto questo vede solo una guerra tra i più noti esponenti del Movimento, divisi tra pro-Grillo e anti-Grillo, per aggiudicarsi un posto in Parlamento: Bugani e Favia.

Il primo sta con lo staff, diffonde documenti a favore del leader e fa sorgere sospetti di arrivismo tra i membri del meet-up (l'obiettivo è il posto in Parlamento). Il secondo è il leader dei ribelli, ai ferri corti con Grillo da tempo (anche per la sua amicizia con Tavolazzi) e che al termine del suo secondo mandato, in Regione, dovrebbe essere costretto a chiudere con la politica. Favia, però, ormai ci ha preso gusto, punta al Parlamento e starebbe cercando di piegare Grillo con la forza. Ma il leader del Cinque Stelle lo vuole fare fuori, e aver tagliato via post-scriptum Boriani - vicino a Favia - potrebbe essere solo un primo avvertimento.

Foto | © TM News

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