Ore 12 - Il giovane Letta: raffinato politico o avido "caimano"?

altroDi qua e di là, cioè nel Pdl e nel Pd, due personaggi s’aggirano nella calura estiva in cerca di una legittimazione verso la leadership dei rispettivi partiti. Se andasse male, i due passerebbero alla (piccola) storia come i “candidati”.

Due “giovani” talentuosi, dal tratto garbato e cardinalizio, esperti nelle “cose” di governo e di partito, ma sostanzialmente uomini “liberi”. L’uno, Roberto Formigoni e l’altro Enrico Letta.

Ore 12, oggi si occupa del secondo. Enrico Letta, scuole alte, già una prima volta ministro (governo D’Alema) a soli 32 anni, giuste frequentazioni a Londra, Parigi, Washington, New York e qui amico di un Giovanni Bazoli e di un Alessandro Profumo, non inviso ai piccoli e medi imprenditori del nord, sempre nei posti giusti e negli organismi che contano, un curriculum da enfant prodige della politica.

Il “nipotino di Ciampi” è meno suggestivo e problematico di Veltroni, meno supponente e acido di D’Alema, cura l’immagine e sta fuori (si fa per dire) da beghe, corridoi e correnti: corre “da solo” e da qualche anno “gioca” con tre-quattrocento 30-40enni di lusso e soprattutto bipartisan con il centro studi “VeDrò”, tra dibattiti e workshop su “sviluppo, riforme e meritocrazia”, per recuperare “Forze propulsive per modernizzare il Paese” .

Parrà strano, ma anche uno così non le azzecca tutte. “Quando vi sarete finalmente accorti che il sogno di Berlusconi è finito, noi siamo pronti”. Letta jr dixit. Non sono parole di oggi, bensì dei tempi del precedente governo del Cavaliere. E tutti sanno com’è finita la storia. E com’è ricominciata. Con Berlusconi di nuovo a Palazzo Chigi e Letta e i suoi amici e compagni “bastonati” dagli elettori.

Il giovane Enrico è stato (è) anche uomo di partito: in quota prodiana vice di Marini nel Ppi, nonché un capo autorevole della Margherita, poi del Pd. I suoi critici dicono che il giovane Enrico è un “caimano” in erba, un tecnocrate già vecchio: ingoia amici e nemici, non vede e non sente le “prelibatezze” interne del Pidì oggi, come prima non vedeva e non sentiva quelle della Margherita, macchine da tessere, per le poltrone dei vice.

In genere, comunque, prelibatezze da “vomito”. Ma si sa, il partito è solo uno strumento. Per il potere.

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