Ammortizzatori sociali per gli esuberi Alitalia: un privilegio ingiusto?


Ultima puntata della telenovela Alitalia: il ministro Matteoli annuncia per gli esuberi previsti ''ricollocamenti e ad ammortizzatori sociali molto forti'' che ''permettano di affrontare il futuro con un minimo di serenita e consentano ai lavoratori di potersi reinserire nel mondo del lavoro'”. In prima battuta, c’è qualcuno che se la sentirebbe di opporsi? Come non schierarsi con queste migliaia di lavoratori che perdono il lavoro da un giorno all’altro?

Eppure, a ben vedere, questa storia è solo un’altra occasione per constatare lo stato penoso e paradossale in cui versa lo stato sociale nel nostro paese. Il fatto è che, nella maggior parte dei paesi occidentali, non ci sarebbe bisogno di misure straordinarie: questo perché sono già disponibili vari strumenti (sussidi di dissocupazione di entità e durata decente, redditi minimi sociali) che permettono a tutti coloro che perdono o cercano lavoro di poter “affrontare il futuro con serenità”. In Italia purtroppo questo è un privilegio di pochi.

Nel Bel Paese infatti, i sussidi di disoccupazione sono di durata ed entità assolutamente insufficiente, e gli assegni sociali sono previsti solo per chi supera la veneranda età di 65 anni. Si tratta di un sistema di welfare profondamente squilibrato, assurdo ed ingiusto. Ingiusto perché l’operaio in una piccola impresa che perde il lavoro si deve arrangiare come può, magari elemosinando aiuti qua e là. Mentre chi scarica bagagli per Alitalia (o lavora per la FIAT), viene ritenuto dallo Stato meritevole di provvedimenti straordinari. Dalle mie parti, questo si chiama in solo modo: privilegio.

Foto: rogimmi, Flickr.

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