Renzi-Berlusconi, meeting storico per dividersi il … “bottino”? E Grillo si lecca i baffi

Dopo i sonanti tre squilli di tromba Matteo Renzi passa al perentorio “alea acta est” e alle 16 di oggi passa il Rubicone incontrando nella sede del Pd al Nazareno il nemico storico della sinistra, Silvio Berlusconi.


Un meeting sull'onda della politica spettacolo che può scuotere sin dalle fondamenta la politica italiana, capace di produrre una svolta innovativa storica o, all’opposto, la caduta nel buco più nero del pozzo, con un primo risultato destabilizzante: fine della maggioranza, fine del governo, fine della legislatura, elezioni anticipate a maggio.

L’uomo nuovo di 20 anni fa e l’uomo nuovo di oggi interpretano il desiderio degli italiani di avere un “dux” capace di guidarli portandoli fuori dal guado. La storia non insegna mai nulla. Qui si va ben al di là dei trasformismi e delle ambizioni personali dei personaggi che tirano i fili del teatrino della politica della seconda Repubblica. Berlusconi e Renzi, in sostanza, seguono una strana forma di demagogia che paralizza il retto esercizio della politica: anziché i criteri certi della buona politica seguono quelli incerti degli umori popolari e dei cattivi sondaggi. Cui prodest?

Il vecchio leader di Forza Italia e il giovane leder del Pd giocano insieme la carta decisiva per il loro futuro politico: il primo, dimenticando fallimenti politici e condanne giudiziarie, per rientrare alla grande sulla scena riaprendosi spiragli e prospettive impensabili, fino addirittura alla possibilità di accedere al Colle al posto di Napolitano; il secondo per utilizzare l’onda d’urto del suo ingresso e avere in mano le chiavi della politica e del potere dei prossimi anni.

L’incontro di oggi pomeriggio, un vero e proprio evento politico di straordinaria portata mediatica, è finalizzato alla chiusura di un patto che va ben oltre alla pur importante questione della nuova legge elettorale. L’ombra lunga del berlusconismo allunga i suoi tentacoli ben oltre le vicende personali del suo fondatore disegnando per il Paese un futuro ricco di incognite.

Ma, per il presente – sui risultati dell’incontro odierno - nulla è dato per scontato. Una trattativa interpretata diversamente dalle due correnti del Pd: per i lettiani e la minoranza bersaniana di Gianni Cuperlo nasconde solo l’ennesima trappola tesa dall’infido Cavaliere, indifferente a una intesa autentica e pronto - casomai la situazione precipitasse - a tornare alle urne anche col nuovo proporzionale "riesumato" dalla Consulta; per Renzi e i suoi resta invece, al tirar delle somme, l’unica carta realmente giocabile per imprimere una svolta.

La verità “vera”? Senza ripetersi in riflessioni e analisi il succo finale è uno solo: sia Berlusconi sia Renzi vogliono il ko di Letta, la caduta del governo e le elezioni anticipate; sia Berlusconi sia Renzi devono trovare il pretesto giusto per incolpare altri del mandare tutto a carte quarantotto. Un gioco dai contorni foschi sulla pelle del Paese in ginocchio. Beppe Grillo si lecca i baffi e affila gli artigli.

Qui non vale il detto che: “Chi rompe paga e i cocci sono suoi”. A pagare continuano a essere gli italiani, ma non tutti: la stragrande maggioranza che sta peggio e da sempre paga per tutti.

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