L'Imu alla Chiesa? Il Governo se n'è dimenticato

Sembrava la volta buona, quella in cui l'Italia avrebbe smesso di "condonare" alla Chiesa le tasse che tutti gli altri cittadini invece pagano costringendola a versare l'Imu dopo essere sempre stata esentata dall'Ici. La svolta sarebbe dovuta arrivare proprio con il governo Monti, che, dovendo bastonare a colpi di rigore gli italiani, aveva quanto meno pensato di lasciar cadere un po' dei privilegi di cui la Chiesa da sempre gode. Un sentimento di giustizia? Beh, non proprio. Più che altro la ragione stava nella "procedura d'infrazione dell'Unione europea" per aiuti di Stato che sarebbe piombata implacabile se l'annosa questione delle tasse sui beni immobili in mano alla Curia. Questione che si doveva risolvere all'articolo 91 bis del Cresci-Italia. E invece?

E invece il tutto è cascato nel dimenticatoio. Guarda un po'. Del decreto attuativo del ministero dell'Economia che doveva arrivare attorno alla fine di maggio si sono perse le tracce. Basterebbe darsi una mossa. Ma il problema è che il ministero dell'Economia deve ancora sfornare decreti per oltre il 70% dei provvedimenti delle riforme-Monti. La strada è intoppata, insomma. E se il provvedimento non arriverà entro il primo gennaio 2013, per la Chiesa niente Imu. Non solo, saranno esentati anche partiti, sindacati, fondazioni, associazioni.

Dalle parti del ministro Grilli c'è parecchio imbarazzo: "Nessuna proroga all'imposta, il decreto arriverà a breve e poi passerà al Consiglio di Stato. Il ritardo è causato dalla complessità della materia, ma questo non pregiudica la corretta applicazione della norma, anche perché la scadenza della prima rata è il 16 giugno 2013". C'è da fidarsi? Non troppo. E' vero che la scadenza della prima rata è a metà dell'anno prossimo, ma la dichiarazione della proporzione dell'immobile ecclesiastico utilizzato per fini commerciali va presentata entro la fine del 2012. Ma se la legge ancora non c'è, tutto salta.

La complicazione infatti sta tutta nel fatto che la Chiesa non deve pagare integralmente l'Imu, ma solo per le proporzioni dei suoi beni che offrono attività commerciali, per esempio il bar della parrocchia. Ma non sempre è così facile calcolare la quota tassabile. E tra ritardi e complicazioni, il tempo passa senza che la Chiesa debba versare la sua parte di soldi allo Stato. Una bella somma, visto che secondo i calcoli dell'Anci il totale raggiungerebbe quota 600 milioni. In tempi di vacche magre, anzi anoressiche, non è il caso di sputarci sopra.

Foto | © TM News

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