Renzi-Berlusconi, due “salvatori” al prezzo di uno?

L’enfasi di Matteo Renzi (“Con Berlusconi profonda sintonia”) a commento del meeting storico nella sede del Pd al Nazareno con il Cav non solo resuscita politicamente il leader della destra ma cancella il fallimento ventennale del berlusconismo.

Se la terza Repubblica che pare affacciarsi con il nuovo patto fra il nuovo e il vecchio “incantatore” si basa sulla continuità della seconda, l’Italia non ha scampo. Anche il metodo qui diventa sostanza. Un elefante che corre in una stanza piena di delicate porcellane qualche danno lo fa. Figurarsi se gli elefanti – e che elefanti! – sono due!

Che dire sul fatto che per conoscere l’esito dell’incontro del Nazareno il premier Letta è costretto a telefonare allo zio Gianni (braccio destro del Cav) perché il segretario del suo partito, Matteo, si rifiuta per tre volte di rispondergli sul telefonino confermando che Enrico “deve stare fuori da questa faccenda”?

Ma partiamo dal punto centrale, l’accordo sulla nuova legge elettorale, base dell’inedito feeling fra i due leader per aprire la nuova stagione delle riforme. Si punta – come si sa – sulla legge elettorale spagnola, dagli evidenti limiti.

In primo luogo i partiti spagnoli sono diventati organizzazioni chiuse e poco trasparenti, e gli elettori non possono scegliere il singolo parlamentare. Inoltre il riparto dei seggi su base provinciale ha favorito anche i partiti nazionalisti periferici, determinanti per la formazione dei governi, per ben sei volte nessun grande partito ha conquistato la maggioranza dei seggi e ha dovuto appoggiarsi su tali partiti localistici, che hanno chiesto in cambio spostamenti di competenze a vantaggio delle loro regioni. Da lì l’esplosione del regionalismo spagnolo, con la continua corsa al rialzo nella richiesta di nuove competenze che non è estranea, oggi, alla sua crisi profonda. Quale utilità potrebbe apportare all’Italia un sistema di questo tipo?

Risponde Marca Olivetti su Avvenire: “ Questo sistema, se non corretto, avrebbe almeno tre difetti. Non ristabilirebbe un rapporto fra l’elettorato e i singoli deputati, stante l’assenza di preferenze o di collegi uninominali. Non garantirebbe il conseguimento da parte di un partito della maggioranza assoluta (che molti reputano un obiettivo essenziale), in quanto i partiti italiani attuali sono meno forti di quelli spagnoli. Favorirebbe i localismi, non solo quello leghista, ma anche altri, che covano sotto la cenere, soprattutto al Sud. Oltretutto, in Spagna la stabilità di governo, anche in assenza di maggioranze assolute, è stata agevolata da alcuni meccanismi costituzionali che in Italia mancano: la sfiducia costruttiva, il potere di scioglimento delle Camere spettante al presidente del Governo, un bicameralismo asimmetrico in cui il Senato ha un ruolo subordinato”.

Insomma, il sistema spagnolo già va fuori linea rispetto agli standard fissati dalla Corte Costituzionale nella sentenza che ha dichiarato illegittima la legge 270/2005 con cui abbiamo votato nel 2006, nel 2008 e nel 2013. Perché? Oltre ad essere un sistema “estraneo” alla tradizione italiana, lo “spagnolo” firmato Matteo-Silvio non consente all’elettore - ripetiamo - di scegliere i singoli deputati, poi penalizza eccessivamente le forze minori introducendo, di fatto, una clausola di sbarramento implicita pari al 20 per cento dei voti, e somma a questo sistema un corposo premio di maggioranza.

Un sistema, insomma, copia riverniciata del Porcellum. Se questa è la base del nuovo corso, figuriamoci il resto, con le spinte e controspinte interne ed esterne ai due partiti di Berlusconi e Renzi, partiti di fatto ridotti a comitati elettorali, nelle mani dei rispettivi leader. Non contenta di un solo "salvatore" l'Italia si appresta - potere dei saldi? - ad avere due salvatori… al prezzo di uno.

Lunedì la Direzione del Partito Democratico deciderà. Duello finale? La nuova ditta Berlusconi&Renzi è decisa a passare come un rullo compressore, non faranno prigionieri. Ammesso che qualcuno sia ancora vivo.

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