Berlusconi, Renzi, il realismo, l'etica e la cittadinanza

Considerazioni sull'incontro fra il segretario del Pd e il leader di Forza Italia, sulla politica italiana e sulla cittadinanza attiva.

Gianni Letta all'incontro Berlusconi Renzi

L'incontro fra Renzi e Berlusconi, come di consueto in questo tipo di cose, è stato caricato di enorme valenza mediatica. Chi incolpa i giornalisti di questo non può non considerare che i due soggetti protagonisti dell'incontro sapevano entrambi cosa sarebbe successo, da comunicatori navigati quali sono.

Quindi, sono stati Renzi e Berlusconi a voler essere sulla bocca di tutti per questo incontro.

Fra gli indignati della prima ora c'è, ovviamente, Beppe Grillo con i pentastellati (quelli che con la pretesa della purezza assoluta hanno di fatto impedito qualsiasi afflato di cambiamento). Poi ci sono gli indignati dell'ultim'ora, quelli che con Berlusconi hanno fatto due governi in nome della stabilità e delle larghe intese e poi fanno i moralisti (ora che non tocca loro decidere).

Poi ci sono quelli che provano a uscire dagli slogan e a razionalizzare le motivazioni di un secco "no" all'opportunitò dell'incontro.

Per esempio, Stefano Rodotà, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa – per la cronaca, uno degli autori del medesimo programma, Michele Serra, su Repubblica ha invece scritto che il nulla che è venuto prima in qualche modo legittima l'operazione di Renzi – ha commentato così:

«Sento grandi inni al realismo da chi dice che l'incontro si doveva fare» [...] «per chi è cittadino del Paese e ritiene che ci sia da ricostruire un'etica pubblica e civile, abbiamo perduto tutta la memoria se non ricordiamo che Silvio Berlusconi è stato condannato ad agosto e che solo da poche settimane è stato dichiarato decaduto da senatore»

L'etica è un concetto che sembra ormai perduto, nella politica italiana. Irrimediabilmente. E le motivazioni di Serra, che scrive

«il qualcosa di Renzi è sempre meglio del nulla che lo ha preceduto»

sono una trappola logica facilmente smontabile. Non è affatto vero che "fare" è meglio di "non fare": il giudizio non può prescindere dal "che cosa" si fa.

Annullare il giudizio, impedire di definire "buono" o "cattivo" qualcuno o qualcosa travisando il concetto stesso di democrazia e di rispetto dell'altro ha cancellato l'etica nella politica nostrana, complice un ventennio di dialettica distruttiva, drogata dal dualismo berlusconi-antiberlusconi. Ci siamo cascati tutti, più o meno (o comunque, in molti).

Eppure, ha ragione Rodotà: l'etica va recuperata.

E va recuperato anche il senso del termine cittadinanza.

Perché questa politica che si gioca a colpi di Tweet, di foto, di slogan, di personaggi (a proposito, non è un caso che l'immagine che ho scelto per illustrare questo pezzo sia una foto di Gianni Letta: è stata scattata il giorno dell'incontro, era lì) è diventata un'accozzaglia di becero linguaggio pubblicitario svuotato di contenuti, proposte e attenzione per la realtà.

La cittadinanza, nella politica italiana di oggi, è ridotta alla mera espressione del consenso o del dissenso che si possono concedere gli spettatori di un talent show, né più né meno. Il concetto di partecipazione è stato distorto anch'esso, abusato e reso quasi patetico – così è stato disinnescato. Il processo è iniziato con l'educazione civica non più insegnata nelle scuole. Con l'allontanamento dei cittadini dalle istituzioni (anche quelle locali. In quanti hanno assistito almeno una volta a un consiglio comunale? In quanti ne conoscono i meccanismi, i poteri, i dispositivi a disposizione?), con la demonizzazione del dissenso e persino dell'assemblea o del corteo o della manifestazione (a sua volta abusati e distrutti da chi ha fatto della manifestazione una specie di status symbol, dell'antagonismo una professione). Di contro, certe forme di partecipazione si sono fatte facilmente esasperare dalle teorie del complotto, dalla mala-informazione, dalla facile indignazione da social network.

Cosa può fare il cittadino? Assistere passivamente? Commentare (ah, che grande illusione, il potere del commento sul social network)? Tifare come sugli spalti di uno stadio? Può fare tutte queste cose. Può anche essere indifferente, per carità. E' sua facoltà.

Leggiamo John Bendix sulla Treccani, alla voce cittadinanza:

È un diritto del cittadino essere completamente indifferente, ma i cittadini stessi possono concorrere a indebolire il rapporto di cittadinanza, quando esigono attivamente servizi dallo Stato ma mantengono un ruolo politicamente passivo.

E' esattamente quello che sta accadendo, purtroppo, con una spirale regressiva che appare inarrestabile. Le larghe intese e il mantenimento dello status quo, sempre mascherato da cambiamento, si nutrono di questo indebolimento. Eppure, scrive sempre Bendix, ci si dimentica che

«il rapporto classico di cittadinanza implicava anche una partecipazione alle decisioni».

Che non vuol dire solo andare alle urne, richiamati dal rito come ataviche bestie che vanno ad abbeverarsi dopo la migrazione stagionale, ma vuol dire, letteralmente «partecipare alle decisioni».

Come? Per esempio praticando la cittadinanza attiva. Non ci sono gli spazi? Non ci sono le forme? I grandi cambiamenti richiedono tempo e dedizione, non avvengono da un giorno all'altro.

Da qualche parte tocca pur cominciare. Non certo dal "meno peggio", però, o dalla reiterazione di comportamenti che ormai sono diventati endemici e autodistruttivi. Non condivido nemmeno il richiamo al "realismo" – quando invece è realista tanto il richiamo all'etica quanto il calcolo macchiavellico –, o la derisione, benché bonaria, nei confronti di chi si mostra "idealista", come se il fatto di avere degli "ideali" fosse sinonimo di distacco dalla realtà.

Il teatrino fra Berlusconi e Renzi è molto reale, non ha nulla di etico né di partecipativo, è anche molto idealista (nel senso che anche i due protagonisti hanno i loro ideali, a giudicare dalla loro storia personale, fin qui, molto personalisti). Ed è solo un'altra puntata dello show.

Nel frattempo, stato sociale, partecipazione, giustizia sociale, diritti e doveri dei cittadini, cittadinanza, etica, disoccupazione, messa in sicurezza del territorio e via dicendo spariscono dal dibattito. Certo, è anche colpa nostra.

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