Renzi, oggi “calda” Direzione Pd con il convitato di pietra (Cav). Geometrie o valori?

Oggi al Nazareno Matteo Renzi saprà meglio cosa vuole e dove vuole arrivare la minoranza interna del Pd, se cioè i bersaniani&C alzano la voce solo per marcare la loro posizione o se avanzano una linea tattica e strategica alternativa, non escludendo nulla, fino alla (non probabile) scissione.

Il convitato di pietra, Silvio Berlusconi, sarà presente con la sua ingombrante ombra, e non vogliamo qui tornare sulla questione della opportunità o meno dello storico meeting di sabato scorso fra il segretario del Pd e il Cav. La vignetta di Giannelli con i capelli ritti come chiodi sulla testa di Berlinguer alla vista del Cav nella sede del Pd è la sintesi più eloquente.

Nel merito, cioè sulle riforme, deve essere concentrato il confronto. E’ delineata – nell’inedito patto fra i due leader di centro destra e di centro sinistra – una strategia di superamento della crisi e di rinascita del Paese? La risposta è fin troppo evidente, al massimo, qui, c’è un tentativo, al limite del puro e semplice tecnicismo, di avviare riforme (dello stato, dell’economia ecc) di cui nessuno – a cominciare dai due protagonisti - sa niente.

Spingere, come fa Renzi, sull’acceleratore è bene, ma qui l’impressione è che si badi più al contenitore che al contenuto, più al messaggio mediatico ed elettoralistico che a quello politico. Qui è totalmente disatteso il monito di Luigi Sturzo: “Mettere insieme i valori, non le geometrie”. Ecco il punto.

Il nodo, caso mai, non è incontrarsi o no con Berlusconi (pregiudicato) ma, dopo vent’anni di fatti e misfatti, chiedersi quali sono i valori (non solo politici) su cui far procedere l’Italia del secondo millennio! Sapendo che Berlusconi incarna una vocazione estremista della politica e non una posizione moderata. E nel patto fra i due leader la nuova legge elettorale tende a puntare a un bipolarismo dove si comprimono le forze più moderate, per avere mano libera.

Il sindaco, rilanciando il Cav, rilancia l’idea di una riduzione verticistica della complessità democratica e la persistenza, dall’altro lato, del ruolo dominante dei partiti nelle logiche di coalizione. Altro che mettere a tacere i piccoli partiti! E’ questa la strada per un ulteriore incupirsi fazioso della contesa politica, una condizione di precarietà che aumenta il fossato tra la vita sociale e la politica.

Berlusconi e il berlusconismo sono l’espressione più evidente – ma non esclusiva – dell’antipolitica, aiutati oggi anche da Renzi e dal renzismo con l’idea della “rottamazione”, dei partiti “inutili”, di proprietà di qualcuno, di simboli con il nome di chi comanda, di segretari-capi che pensano e decidono per tutti. Renzi ripete oggi ciò che Berlusconi chiede da 20 anni: “Datemi la maggioranza e sarò capace di governare”, incolpando sempre altri dei fallimenti.

Il vecchio e il giovane leader dimenticano che la maggioranza ha ragione di governare ma non è mai depositaria della ragione e della verità perché ha vinto le elezioni. Così la democrazia impoverisce il suo valore umano, ideale, progettuale e cerca soluzioni nella semplificazione delle procedure. La democrazia è fondata sulla legittimità del consenso elettorale ma è anche il frutto di un equilibrio dei poteri. Con il Cav ( oggi Cav più Renzi?) non c’è il rischio di dittatura, ma c’è il rischio della dittatura della maggioranza, più la dittatura del leader o del premier sul suo partito o sulla sua maggioranza (Sartori).

Troppo facile, alla fin fine, insistere nel voler proseguire sul bipolarismo Made in Italy – al di là dei ritocchi formali – senza interrogarsi e senza spiegare il perché del fallimento della seconda Repubblica. A Renzi e al Pd va ricordato che la democrazia non è nata per rendere più facile il comando, ma per disciplinarlo e moderarlo, per affrontare i problemi nell’interesse del Paese e non di un singola persona o di un singolo partito.

Questi sono i temi di fondo per sciogliere nodi alla radici della crisi italiana. Il resto è aria fritta. Ed è sull’aria fritta che oggi la Direzione del Pd si scontrerà e si dividerà.

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