Marò in India: Corte Suprema "Decisione entro due settimane". Domenica parte delegazione di parlamentari

Accolta l'obiezione del governo indiano, i giudici danno comunque solo due settimane per trovare una soluzione.

Aggiornamento - Il Presidente di Fratelli d'Italia Ignazio La Russa, a margine di una conferenza stampa del suo partito alla Camera, ha detto che una delegazione del Parlamento italiano partirà molto probabilmente domenica 26 gennaio per andare in India. Ha detto La Russa:

"L'idea che mi ha prospettato Cicchitto, presidente della commissione Esteri, è che domenica partirà la delegazione parlamentare italiana per l'India"

Si dovrebbe trattare di una delegazione ristretta di uno o due rappresentanti per partito.

Marò in India: la Corte Suprema ordina "Decisione entro due settimane"


Marò italiani attendono il processo

La situazione dei due marò italiani in India sta creando una vera e propria crisi istituzionale a New Delhi. Da una parte c'è la magistratura, dall'altra il governo: la Corte Suprema ha infatti ordinato all'esecutivo di trovare una soluzione entro due settimane, dopo i tanti ritardi che già hanno fatto slittare il processo. I giudici, in una riunione durata appena dieci minuti, hanno chiesto di "riconciliare il conflitto di opinione all'interno dell’amministrazione" e hanno rinviato l’udienza al 3 febbraio.

I giudici hanno così dato una mezza risposta al ricorso urgente presentato dal nostro governo, che chiedeva che Salvatore Girone e Massimiliano Latorre potessero tornare in Italia in attesa del processo e la non applicazione della legge anti pirateria, che prevede anche la pena di morte. L'Italia non si ferma qui: il ministro degli Esteri Emma Bonino porterà infatti la questione sul tavolo dei lavori del Consiglio Affari Esteri, che vedrà riuniti a Bruxelles i capi delle diplomazie dei 28 Paesi dell'Unione Europea.

Roma sta facendo notevoli pressioni su New Delhi perché "mantenga le promesse" riguardo al fatto che il caso non rientra tra quelli che prevedono la pena capitale. Se così non fosse, ha avvertito Bonino, "tutte le opzioni" sarebbero sul tavolo per la diplomazia italiana. L'Italia ha chiesto anche che, a due anni dall'uccisione dei due pescatori indiani, siano presentati subito i capi d'imputazione contro i marò, escludendo il ricorso alla legge anti terrorismo, la cosiddetta Sue Act.

Questa mattina, nel presentare brevemente il ricorso davanti al tribunale numero 4, l'avvocato Mukul Rohatgi, che guida il team dei legali dei marò, ha denunciato il grave ritardo del caso. "Lo scorso gennaio la Corte Suprema aveva ordinato la costituzione di un tribunale speciale che doveva riunirsi su base quotidiana, ma dopo un anno non sono stati presentati neanche i capi d'accusa".

Il legale ha poi ricordato che sono passati quasi due anni dall'arresto dei due militari del nostro Paese e che la polizia speciale Nia si è rivolta a un tribunale diverso da quello che era stato stabilito lo scorso anno. Il rappresentante legale del governo ha replicato ammettendo che "esiste un conflitto d'opinione all'interno dell'amministrazione", riferendosi alle divergenze tra ministro degli Esteri e degli Interni sull'applicazione della legge anti terrorismo.

Alla fine, la Corte Suprema ha accolto l'obiezione del legale indiano, che chiedeva più tempo per conciliare le posizioni. Il 3 febbraio, l'esecutivo dovrà presentarsi con una soluzione. Alla seduta erano presenti l'ambasciatore italiano Daniele Mancini e l'addetto militare, il contrammiraglio Franco Favre. Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Ue, ha detto chiaramente che se l'India dovesse utilizzare la legge anti terrorismo, "l'Ue sarebbe costretta e interrompere le trattative per gli accordi sul libero scambio e a sospendere la facilitazioni tariffarie in atto". Pugno duro, forse siamo alla resa dei conti.

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