Lobby gay in Vaticano: monsignor Becciu chiede i nomi

Fa discutere l'intervista dell'ex comandante della Guardia svizzera a un settimanale svizzero: "La lobby è talmente potente da mettere a rischio la sicurezza del pontefice".

Vaticano di nuovo nella bufera

"In Vaticano esiste una lobby gay talmente potente da essere pericolosa per la sicurezza del Pontefice. Di questa cosa posso parlare per esperienza personale". E' bufera dopo l'intervista concessa da Elmar Mader, ex comandante della Guardia svizzera vaticana, al settimanale svizzero Schweiz am Sonntag". A stretto giro di posta è arrivata la risposta di monsignor Angelo Becciu, sostituto della segreteria di Stato vaticana.

"Ancora una volta si parla di una lobby gay in Vaticano, ma come altre volte è capitato non si fanno né nomi né cognomi. Troppo facile agire in questo modo. Il mio ufficio è aperto. Se Elmar Mader vuole venire a dire direttamente ed esattamente a chi si riferisce, io sono qui". E ancora: "Da ex guardia svizzera, Mader sa bene che le dicerie, le accuse, per non dire le calunnie vanno sempre circostanziate e provate".

Monsignor Becciu replica secco: "Troppo facile parlare in generale, accusare il Vaticano di avere qualcosa che non va al suo interno senza fare nomi. Quando era in servizio, egli aveva dei sospetti? Questi sospetti sono ancora presenti? È questo che va sostenendo? Benissimo, allora venga qui e ci dica esattamente a chi si riferisce. Siamo disposti ad ascoltarlo e a prendere nota. Papa Francesco per primo vuole chiarezza e verità, e così tutti noi".

Mader, 51 anni, ha guidato il piccolo esercito papale dal 2002 al 2008. Non è la prima volta, effettivamente, che si fanno accuse di questo tipo al Vaticano. Lo scorso luglio, sul volo di ritorno da Rio de Janeiro, lo stesso Papa Francesco aveva sottolineato: "Si parla tanto di lobby gay. Io ancora non ho trovato chi mi presenti la carta d'identità in Vaticano con scritto gay. Dicono che ce ne sono. Credo che quando uno si trova con una persona così, deve distinguere il fatto di essere un gay dal fatto di fare una lobby, perché nessuna lobby è buona".

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