Renzi, fra luci e ombre. Pd, fra insulti e minacce. Gode il Cav. Grillo in agguato

I rischi del patto fra Renzi e Berlusconi non riguardano solo la “schifezza” dell’Italicum (Porcellum riverniciato) ma l’intera impalcatura politico-istituzionale che, di fatto, tende a una semplificazione/compressione della democrazia inducendo alla “dittatura” del capo.

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Ora, Matteo Renzi ha tante buone ragioni nel rivendicare il merito per aver impresso un altro passo all’ambaradan stagnante della politica italiana ma non può accampare scuse per aver dovuto cedere alla volontà del Cav, come per esempio sul niet alle preferenze, riproponendo così anche in futuro un parlamento di nominati e non di eletti scelti e votati dai cittadini. L’Italicum nasce, così come allora la legge del 2005, per salvaguardare interessi di parte, non quelli dei cittadini.

Il Porcellum è stato un furto di potere ai danni degli elettori voluto dal centrodestra (a guida Cav), proseguito grazie a complicità e battimani nel centrosinistra e reso fin qui indistruttibile dai calcoli faziosi di tutti i partiti, delle loro correnti, con i vari feudatari, vassalli, capi cordate ecc. Il tutto per il comando dei partiti e disporre a piacimento delle istituzioni. I parlamentari devono essere scelti dagli elettori, punto. Le liste bloccate dell’Italicum sono una porcata e Renzi deve gridarlo, forte e chiaro, come ha gridato (giustamente) per fare saltare altre porcate. Altrimenti è il solito refrain: forte coi deboli (la Direzione del Pd fatta al 75% di yes man) e debole coi forti (Cav ecc.).

Scrive Marco Tarquinio su Avvenire: “ Sono i cittadini che devono tornare pienamente a scegliere. E interessa relativamente come. Con lo strumento della preferenza unica (la logica di negarla, con atto di sfiducia cosmico soprattutto per la gente del Sud, perché ci sono i mafiosi è come quella di chi proponesse di vietare i fiammiferi perché esistono i piromani). Oppure con l’arma delle primarie di collegio per la selezione preventiva "dal basso" dei candidati. Purché lo si faccia e purché, nel caso delle primarie, si tratti di una regola e non di una mera opzione affidata alla gentile concessione di questo o quel capopartito. Tutto il resto è un dettaglio, anche se mai irrilevante”.

Ultima considerazione sul come condurre una trattativa: sarebbe bastato al neo segretario del Pd ripassarsi la lezione di Giuseppe Di Vittorio, quando ammoniva che bisognava portare a casa sempre qualcosa in più dello status precedente (anche solo una goccia d’olio in più da mettere sul tozzo di pane) ma che al tavolo con la controparte bisognava sempre andare con il pieno mandato/supporto della totale unità della propria parte (partito o sindacato) e con il forte mandato dei propri rappresentati (lavoratori, iscritti, elettori). Basta appellarsi sempre ai famosi tre milioni delle primarie?

Quale credibilità ha una trattativa con una controparte qual è Berlusconi, fatta preventivamente nei meandri nascosti con Verdini, imponendo a pappa fatta alla Direzione del Pd il “prendere o lasciare”, e addirittura – invece di usare toni concilianti – il segretario fa lo strafottente, umiliando i dissidenti, tanto da provocare le (auspicate?) dimissioni di Caperlo da presidente?

Anche perché, l’altro ammonimento (stavolta di Togliatti), resta sempre valido: “Non dire gatto fin che non ce l’hai nel sacco”. Renzi ha allineato la compiacente direzione del suo partito, ma le insidie sono altrove: stanno nei gruppi parlamentari (leggi l’agguato dei franchi tiratori con il voto segreto) e stanno nel fatto che la nuova legge elettorale passa solo se si mette mano ai primi tasselli di riforma istituzionale, a cominciare dal superamento dell’attuale Senato. E’ davvero pensabile che questi senatori voteranno la propria cancellazione?

Poi c’è quello sprezzante invito alle minoranze, ai partitini (“Si arrangino!”) di… scomparire, fregandosene delle inevitabili conseguenze, prima delle quali – verosimilmente – il ritorno degli spezzoni centristi nelle braccia del Cav, tarpando le ali sul nascere alla possibile e auspicabile formazione della “nuova destra” democratica di stampo europeo, fuori dalle grinfie del Cav.

Infine, la ciliegina sulla torta. Dove sta scritto che con questi chiari di luna (crisi devastante, governo inesistente, Grillo in agguato, gente inca@@ata) alla fin fine Renzi e il Pd facciano il pieno di voti alle urne? Dettagli? Staremo a vedere. Matteo, Hic Rodhus hic salta. L’asticella delle elezioni europee di maggio si alza.

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