Renzi corre con l’Italicum. Pd, dalla fronda all’agguato?

L’Italicum, la nuova legge elettorale frutto del patto Renzi-Berlusconi, entra a tambur battente in Parlamento depositata in Commissione alla Camera da Pd, Fi e Ncd, con un sinistro rimbombo trasversale di distinguo, minacce, ricatti da lasciare dubbi su come andrà a finire la partita. Oggi la capigruppo decide se il testo va alla Camera il 27 o il 29 gennaio anche se, pure se questo, non è detto che i tempi possano slittare.

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Il vero punto debole è il Partito Democratico, (proprio il partito di Renzi, cioè del promoter number one di quello che per molti è solo un Porcellum-bis peggiore della Legge Truffa del 1953), nella morsa di una guerriglia interna pro e contro il nuovo corso impresso dal neo segretario che potrebbe sfociare in un vero e proprio agguato parlamentare capace di fare saltare tutto.

Ieri, dopo settimane di silenzio, ha fatto capolino Massimo D’Alema che, dietro l’apparente banalità di una frase: “Il Parlamento nella sua autonomia, può correggere la legge. Spetta al parlamento modificare e decidere“, mette in guardia il segretario del suo stesso partito: attento Matteo, se tiri ancora di più la corsa, potresti cadere nell’agguato parlamentare. Visti i precedenti, anche recenti, quello del lider Maximo a Matteo, più che un invito è una minaccia a tuto tondo.

Anche perché, come si sa in questi casi, il diavolo si nasconde nei dettagli. E, come altrettanto noto, ogni parlamentare è capace – specie nell’urna del voto segreto – di cambiare maschera, dicendo bianco ma votando nero. Tant’è che corre voce che almeno 150 parlamentari … bersaniani sarebbe pronti per il colpaccio. Allo stesso Renzi, e non solo a lui, giungono forti segnali di distinguo, se non di aperto dissenso.

L’ultimo viene dalle ACLI il cui presidente Gianni Bottalico avverte: "Non possiamo pretendere dalla legge elettorale ciò che essa non è in grado di dare ma che attiene alla politica, alle capacità di iniziativa dei partiti. Molte delle attese che vengono assegnate alla legge elettorale appaiono ingiustificate e vanno perciò smitizzate".

La Direzione Acli ha poi votato un documento che stronca quanto previsto nel patto fra il sindaco e il Cav: "il pericolo evidente è che questo modello, solo pallidamente somigliante allo spagnolo, diventi un mini Porcellum. Del resto il ripristino del collegio unico nazionale per la ripartizione dei seggi e della duplice soglia d'ingresso in Parlamento, altro non sono che una fotocopia del Porcellum; così come l'impossibilità per l'elettore di esprimere in modo diretto la propria preferenza. Inoltre, come nel Porcellum, le liste si presenterebbero alleate tra loro al fine di conquistare il premio di maggioranza, alimentando il trasformismo e l'instabilità politica". Per le Acli sarebbe invece auspicabile che "il Parlamento lavorasse ad un'ipotesi di legge elettorale che garantisca, contemporaneamente e in modo equilibrato, la rappresentatività e la qualità della decisione politica e che offra condizioni di stabilità governativa". Corsa in salita.

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “Bisogna prestare ascolto ai turbamenti della nomenclatura politica, per quanto la cosa possa disturbare. Renzi fa l'anti-politico, l'uomo in sintonia con il paese che disprezza le trame del palazzo, e forse ha ragione dal punto di vista mediatico. Ma dietro le quinte si preoccupa eccome del destino parlamentare della sua opera. Perché la minaccia palese (o approvate la riforma oppure si va a votare) non è detto che sia efficace. Se si votasse oggi sarebbe con il proporzionale: ai suoi avversari e ai partitini la prospettiva potrebbe non dispiacere affatto. Chi ci rimetterebbe, e tanto, sarebbe solo l'uomo nuovo che viene da Firenze”.

Anche perché, prima o poi, gli italiani andranno alle urne. Chi va a cercare i voti per il Pd dei fratelli-coltelli? Basterà a Renzi qualche comparsata televisiva per fare il pieno alle urne? Il rischio di un flop a maggio nelle elezioni europee riporterebbe, come nel gioco dell’oca, tutto e tutti alla ripartenza.

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