Silvio Berlusconi, 20 anni fa la discesa in campo

Dal potere d'azienda all'azienda al potere, la storia della Seconda Repubblica appartiene a Silvio Berlusconi. 20 anni fa annunciava la sua candidatura e la nascita di Forza Italia

a:2:{s:5:"pages";a:2:{i:1;s:0:"";i:2;s:77:"Silvio Berlusconi, una storia italiana di imprenditoria, politica e tribunali";}s:7:"content";a:2:{i:1;s:4138:" Italian Fininvest president Silvio Berlu

Lo ricordano perfettamente tutti coloro che hanno almeno 25 anni mentre, per tutti gli altri, è letteralmente "la storia di una vita": era il 26 gennaio del 1994 quando un messaggio video di soli 9 minuti cambiò, nel bene o nel male, la storia del Paese.

Tutto è iniziato esattamente così:

"L'Italia è il paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti."

All'epoca il Paese viveva giorni di altissima tensione giudiziaria: lo scandalo Mani Pulite aveva fatto crollare pressocchè tutti i partiti della prima Repubblica, eccezion fatta per poche mosche bianche, l'economia era al tracollo e il referendum del 1993 mostrava la distanza tra lo Stato ed i suoi cittadini in materia istituzionale, elettorale, politica e sui diritti civili.

Una "discesa in campo" che sembrava un fulmine a ciel sereno nella vita politica italiana ma sulla quale lo stesso Berlusconi lavorava già dall'estate 1992, quando i primi avvisi di garanzia dei pm milanesi cominciavano a sconquassare il sistema corrotto della Prima Repubblica. Un'opportunità che, non è un mistero, divise profondamente i collaboratori di Berlusconi (nella sostanza la dirigenza Fininvest, sempre più dentro la bufera di Tangentopoli): da un lato gli scettici, capeggiati da Fedele Confalonieri e Gianni Letta, e dall'altro i "falchi" della prima ora, capitanati da Marcello Dell'Utri, Cesare Previti e Ennio Doris.

C'era il problema del conflitto d'interesse, del suo rapporto con Bettino Craxi, ma anche delle "vecchie" storie di stallieri con lo scacciapensieri e di rapporti personali e d'affari con personalità controverse; c'era il problema delle tangenti che dalle casseforti estere della Fininvest finivano nelle tasche di tutti i partiti perchè "così fan tutti", come sintetizzò lo stesso Craxi davanti al Paese, nell'Aula della Camera: era proprio il suo rapporto con il leader socialista a rappresentare "il grande dubbio", visto e considerato che le polemiche sulla legge che aprì il mercato televisivo italiano (fatta su misura per l'imprenditore Berlusconi, dopo che questi esercitò pressioni sul governo Craxi tra il 1983 ed il 1985 e commise di fatto illeciti trasmettendo ugualmente a livello nazionale) continuavano ad imperversare.

Nell'autunno 1993 Berlusconi sparigliò le carte con un "endorsement" (all'epoca si chiamava "sostegno politico") a Gianfranco Fini, allora candidato sindaco a Roma per il Movimento Sociale Italiano, e, contemporaneamente, cercò di persuadere Mariotto Segni e Mino Martinazzoli a formare una coalizione moderata per contrastare l'avanzata della "gioiosa macchina da guerra" di Achille Occhetto.

Due mesi prima delle elezioni del 1994, quel 26 gennaio, Forza Italia si propose di occupare quella voragine di consensi elettorali apertasi con la debacle della partitocrazia della Prima Repubblica: nasceva l'uomo nuovo berlusconiano, dai tratti indefiniti di self-made man di italica fattura, che dagli anni '80 diffonde libertà nell'etere e sui giornali e dai primi '60 costruisce periferie di lusso attingendo inizialmente da fondi svizzeri di dubbia provenienza: nasceva il partito azienda, Forza Italia, embrione di quello Stato azienda che, nell'arco della Seconda Repubblica, è stato "equamente" spartito a metà tra "la sinistra" e Berlusconi.

E così "il dottore", divenuto "il Cavaliere", venne incoronato "il Presidente", per veleggiare verso lo statismo democratico di un Paese in profonda crisi di identità: un Paese di cultura cattolica che votava plebiscitariamente un uomo con due famiglie, un Paese indignato e inquisitore che decideva di fidarsi di un evasore fiscale, un Paese moralista e un po' bigotto che scendeva in piazza pretendendo tette e luci stroboscopiche nel proprio tubo catodico, un Paese con il partito comunista più forte d'Europa che si fidava del capitalista off-shore.

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Silvio Berlusconi, una storia italiana di imprenditoria, politica e tribunali

Italian Prime Minister Silvio Berlusconi

Per comprendere realmente la storia di Silvio Berlusconi uomo, imprenditore e uomo politico, nel 2014 abbiamo a disposizione due libri editi nei mesi scorsi: il primo è “Al di sotto di ogni sospetto” di Michele De Lucia, Kaos edizioni, che ripercorre il trentennio tra il 1963 ed il 1993, raccontando gli scandali affaristici e i guai giudiziari di Silvio Berlusconi prima della sua discesa in campo.

Un libro che raccoglie e mostra quando, perchè e come l'impero capitalista di Silvio Berlusconi è stato costruito: corruttele, scandali, sospetti, grane giudiziarie, fondi neri e prestanome, da “Milano 2" ai finanziamenti dalla Svizzera, dalla truffa all'erede Casati Stampa per l'acquisto della famosa villa di Arcore, Villa San Martino, alla P2 fino al sequestro D’Angerio ed alla vicenda delle antenne Tv, De Lucia mostra "oltre ogni ragionevole dubbio" come il potere economico berlusconiano sia stato il preludio perfetto al potere politico.

Silvio Berlusconi ha gestito il Paese esattamente come ha gestito l'azienda che lo ha reso immortale, incantando tutti e mostrando spregiudicatezza per le regole, lo stato di diritto, la separazione tra poteri: un potere che ha mistificato, che ha narrato agli italiani, per anni, una storia completamente inventata. Un potere affabulatorio e non costituzionale, scriveva il giornalista Giuseppe D'Avanzo, che tramite l'officina delle illusioni del populismo ha consolidato un potere enorme nelle mani del politico Berlusconi. Un illusionismo, un grande inganno, che ha come vertice ultimo il medesimo vertice delle sue aziende, che nonostante la sigla "S.p.a." riportano, ancora oggi, ad un'unica proprietà: Silvio Berlusconi.

Una gestione del potere resa possibile dalla pochezza politica dell'opposizione (che sovente s'è fatta maggioranza, negli ultimi vent'anni, non sapendo tuttavia gestire l'enorme potere che Berlusconi stava costituendo), che ha contribuito a togliere la politica dalle istituzioni per relegarla negli studi televisivi, nei salotti di autoreferenzialità fatti da chi ama parlarsi addosso.

Il secondo libro è "Il Cavaliere nero" di Paolo Biondani e Carlo Porcedda, Chiarelettere edizioni, che grazie agli atti del processo pubblicati dopo la condanna di agosto in Cassazione può mettere il punto definitivo sulle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, raccontando per filo e per segno, e con grandissima dovizia di particolari, la vicende che intrecciano l'uomo politico e l'imprenditore Silvio Berlusconi: una storia cronologicamente precisa che mostra come lo Stato si sia fatto azienda e l'azienda si sia fatta Stato, negli uomini e nelle metodologie, nel verticismo assoluto che coniuga tutte le linee in un unico punto: Silvio Berlusconi.

Un libro che va letto sopratutto perchè lascia al lettore la possibilità di scriverne il seguito: si parla di uomini, nomi e cognomi, noti a tutti, si aziende note e fondi neri all'estero tutt'ora esistenti. Un libro che apre alla scrittura di altre opere, sulla spartizione dell'eredità, sui nuovi assetti societari nella galassia ex-Fininvest (dai recenti litigi al Milan ai diritti cinematografici Medusa fino all'investitura politica della primogenita Marina).

Perchè uno sguardo a questi anni possa anche aiutarci ad immaginare come sarà il prossimo futuro. ";}}

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