Barack Obama, fallisce la campagna dei droni: 2400 morti in cinque anni

Il Premio Nobel per la Pace Obama ha fatto cambiare rotta alle campagne militari incentivando e spingendo all'uso di robot: ma la "guerra senza vittime" conta 2400 morti

US President Barack Obama speaks during

Sono ben 390 gli attacchi segreti sferrati dai droni di Barack Obama a obiettivi militari sensibili nei primi cinque anni della sua presidenza: ad oggi presidente democratico detiene il record, in assoluto, per l'utilizzo di robot per campagne militari e blitz mirati contro obiettivi sensibili.

La nuova "guerra dei droni" era stata presentata al mondo come la "guerra del futuro", quella che avrebbe tolto il peso dei morti civili dalle coscienze degli eserciti coinvolti in operazioni internazionale: la "guerra pulita", la "guerra senza morti", gioivano in molti. Ma la "guerra pulita" si è trasformata in una "guerra stupida", portata avanti dall'intelligenza artificiale (che pure, se a programmarla è un pazzo guerrafondaio, non sarà anch'essa pazza e guerrafondaia?).

Nei primi rapporti che l'amminstrazione Obama e l'esercito americano esibivano trionfalisticamente relazionando sui primi attacchi di droni parlavano di "decine di nemici uccisi" e di "obiettivi sensibili colpiti" ma, pian piano, le vittime civili hanno cominciato ad emergere.

Nel giorno del suo insediamento, il 20 gennaio 2009, Obama pronunciò un discorso che gli valse una buona parte dei titoli necessari al Premio Nobel per la Pace, conferitogli pochi mesi dopo:

"[...] l'America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che cerca un futuro di pace e dignità."

diceva, commuovendo il mondo e intenerendo i cuori di tutti (europei, che finalmente rivedevano un presidente democratico a Washington, ed americani). In verità, scrive Daniel Klaidman su Newsweek, il futuro del mondo sarebbe stato ben diverso da quello descritto da Obama; solo tre giorni dopo la nuova amministrazione ricevette il rapporto di intelligence militare contenente l'esito del primo attacco effettuato con i droni "made in Obama", in una regione tribale del Pakistan.

Il Comandante in capo Obama, dopo quel primo rapporto, cominciò a riceverne altri che mostravano come i civili non siano fuori pericolo in caso di attacchi di droni americani: nei giorni successivi a quel 23 gennaio infatti, nuovi rapporti illustrarono a Washington una realtà ben diversa da quella che ci si auspicava.

Sarebbero 9 i morti nel raid robotico in Pakistan del 23 gennaio 2009; la storia la conosciamo grazie all'unico sopravvissuto, l'allora 14enne Fahim Qureshi, dilaniato e ferito da quell'attacco, ma fortunatamente vivo. Nonostante ciò, l'amministrazione Obama, negli anni, ha notevolmente intensificato gli attacchi mediante i droni, motivando questa decisione con una maggior sicurezza sia per le forze americane, che in questo modo non avrebbero messo a rischio l'incolumità dei soldati degli Stati Uniti, sia per le popolazioni civili, che hanno ricevuto sempre più rassicurazioni sull'accuratezza di queste operazioni militari "in remoto".

Nei primi cinque anni di presidenza Obama ha lanciato 390 attacchi con droni sui territori di Pakistan, Yemen e Somalia, otto volte tanti quanti sono stati lanciati in tutta la presidenza Bush; un aumento degli attacchi mostrato chiaramente in questo grafico:

Presidents-Pakistan

In questi attacchi si sono registrate più di 2.400 vittime tra le fila del "nemico", 273 dei quali sarebbero civili: nonostante l'aumento esponenziale degli attacchi e dei morti (aumentati 6 volte rispetto all'amministrazione Bush) sembrerebbe diminuito il numero totale di vittime civili.

Tuttavia la "guerra dei droni" dell'America fa discutere molto, e non solo chi contesta le scelte dell'amministrazione a stelle e strisce: l'assoluta mancanza di trasparenza sul tema, con un tentativo grossolano di mitigare le morti civili (seppur minori, anche se i dati sono piuttosto fumosi), ha infatti squarciato in due il dibattito sul tema, rendendolo complesso e poco concreto.


Nel 2012 era stato lo stesso Obama a sostenere come "in realtà i droni non hanno causato un numero enorme di vittime civili" senza fornire alcun numero ed essere smentito pochi mesi dopo, quando un rapporto ufficiale scrisse nero su bianco che nei primi cinque anni di presidenza Obama i morti sono stati 236 tra i civili (tra cui 61 bambini).

Alcune di queste vittime, inoltre, erano cittadini americani.

Obama, a maggio 2013, ha mosso la propria posizione sui droni su un terreno più cauto, illustrando la scelta (nonostante le parole pronunciate precedentemente) di diminuire l'uso dei droni in campo militare, ribadendone la precisione e la sicurezza ma auspicando una codificazione di norme più chiare in materia. Un po' come avvenuto con lo scandalo Datagate, per il quale recentemente Obama ha ribadito il tuttapostismo della sua amministrazione salvo annunciare una riforma radicale di tutta la Nsa e delle norme in materia di metadati.

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