Renzi vuole l’Italicum del Cav e gioca la carta delle urne

La puntualizzazione di Matteo Renzi: “Tecnicamente si può votare anche nel semestre Ue” è l’ultimo avvertimento ai frondisti del Pd e dintorni anti Italicum, un vero e proprio ricatto: o il pacchetto confezionato con il Cav passa così com’è o la stessa legislatura è a rischio: in altre parole, tutti a casa e alle urne.

elezioni-comunali-20131-524x350

La legge elettorale è entrata in un percorso ad ostacoli, vero e proprio campo minato. Il segretario del Pd sa bene che il primo sì della Camera all’Italicum è come vincere la partita “amichevole” extra campionato, dove non si assegnano punti: quel “Sì” può celare insidie (leggi emendamenti) tali da stravolgere la nuova legge o addirittura – con il voto segreto - l’agguato dei franchi tiratori, capace di fare saltare tutto.

Con i nuvoloni che s’addensano, il Pd ha tenuto un vertice col ministro Dario Franceschini alla ricerca di una linea che rischia di essere una bolla di sapone: cercare di concordare modifiche unitarie su cui far convergere anche agli altri partiti che hanno sottoscritto il testo, Forza Italia e Ncd. Ma i nodi sono nodi ben attorcigliati, a cominciare dall’introduzione della preferenza, sponsorizzata ieri anche dal premier Letta, su cui la minoranza Pd non cede, al pari dei Popolari per l’Italia e Scelta civica, Ncd.

Ma il ribadito veto di Berlusconi non lascia spazio all’ottimismo, da qui il rischio che tutto salti evocato dal segretario del Pd. Non bastasse, resta la divisione profonda sul premio (truffa) di maggioranza e sulle soglie minime che cancellerebbero dal parlamento vaste aree di consenso. Infine la bega, tutt’altro che tecnica, del complicato ridisegno dei collegi, di spettanza del Viminale (alias Alfano) – come dire – un colpo sotto la cinta per il Cav.

Gli italiani assistono (apparentemente) indifferenti a questi giochini, non convinti, perché chi tira le fila, da una parte e dall’altra (pur con livelli di responsabilità diversi), non dà fiducia, non è credibile, punta solo a difendere interessi particolari a scapito di quelli generali. Renzi e Berlusconi hanno predisposto un piatto che ripropone gli stessi ingredienti del Porcellum, una fregatura per i cittadini, una jattura per il Paese.

Ma il nuovo binomio (ma ciò vale anche per gli altri contrari all’Italicum) fa i conti senza l’oste, cioè senza sapere cosa farà il cittadino-elettore italiano. Se la legge elettorale in cantiere vuole imporre, in nome della governabilità, un forzoso bipolarismo anticamera di un bipartitismo teso a estromettere dagli organismi rappresentativi le rappresentanze delle minoranze socialmente più inquiete e delle correnti culturali non “omologate”, si troverà a fare i conti con il Paese reale che non accetterà mai che siano “altri” a decidere delle sorti dell’Italia. Illusione? No.

Le regole elettorali messe a disposizione o imposte ai cittadini – quali che esse siano – sortiscono effetti che non sono mai del tutto prevedibili e che spesso non fanno felici coloro che presumono di avvantaggiarsene.

Scrive il direttore di Avvenire Marco Tarquinio: “La libertà di voto è una cosa seria, e in Italia questa libertà c’è per quanto, sinora, mortificata da meccanismi che hanno dimezzato la reale possibilità di scelta degli elettori (che da due decenni, tra candidati nominati, paracadutati e cooptati, non possono più decidere davvero chi li rappresenterà in Parlamento). Per questo, al punto in cui siamo, dico e ripeto che se – per sventurata ipotesi – le regole non cambiassero neanche stavolta saranno proprio quelle vecchie e brutte regole a cambiare – mandandoli a casa – i renitenti legislatori, i riformatori parolai e i leader inconcludenti”. Conclude Tarquinio: “C’è necessità di invertire una deriva che continua ad allontanare la gente dai Palazzi – centrali e locali – e che ha incattivito come mai prima i rapporti tra politici, burocrati e cittadini comuni. Regole (elettorali e non solo) a parte, credo che sia evidente che per stare sulla scena pubblica e per essere significativi bisogna saper fare la propria parte. E questo riguarda tutti. Ma per fare bene la propria parte bisogna avere competenza, idee chiare, basi valoriali che non si sfaldano, convinzione e – soprattutto – capacità di convincere. Perché i politici e i partiti in cui essi militano sono “vivi” soltanto se sono credibili e rispettati”.

Già, Matteo Renzi rappresenta per molti la speranza ma per altri solo la continuità di quanto già visto in questi ultimi 20 anni, il Berlusconi bis.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO