Sochi 2014: la paura Usa

Clima da guerra fredda tra Washington e Mosca. I timori riguardano le minacce terroristiche durante le olimpiadi invernali.

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Le olimpiadi invernali di Sochi 2014 iniziano in un clima di tensione tra Russia e Stati Uniti, con quest'ultimi che accusano Mosca di non condividere in maniera convincente la loro intelligence riguardo possibili minacce terroristiche. La notizia è riportata direttamente dalla Reuters, che ha parlato con un ufficiale dell'esercito statunitense: "La Russia non è stata collaborativa nella condivisione di informazioni su specifiche minacce".

Anche un secondo ufficiale è stato sentito dall'agenzia, il quale ha confermato come la Russia abbia alzato misure di sicurezza elevatissime per le sue olimpiadi invernali; la preoccupazione di Washington, però, riguarda la riluttanza di Putin a condividerle, queste informazioni. Un clima da guerra fredda, insomma. Con le due parti che faticano a parlarsi e a fidarsi l'una dell'altra.

E però, i timori sulla sicurezza non sono di poco conto, visti i continui attentati che i terroristi islamici attivi nel Caucaso (e insofferenti nei confronti di Mosca, per usare un eufemismo) hanno già compiuto, il più grave dei quali ha causato la morte di 34 persone nella città di Volgograd solo il mese scorso. Dopo quell'episodio, la Russia si era premurata di dare tutte le assicurazioni possibili agli atleti che dovranno partecipare, ma in verità i timori che i terroristi islamici si facciano vivi sono fortissimi.

Secondo altre fonti, però, l'obiettivo non sarà Sochi. Al contrario, i terroristi potrebbero approfittare delle grandissime misure di sicurezza per colpire altrove, dove l'attenzione sarà inevitabilmente più bassa. Mosca compresa. I timori, insomma, sono numerosi e non riguardano la sola città di Sochi. E la telefonata di martedì scorso tra Obama e Putin non ha alleggerito il clima.

Comunque sia, gli Stati Uniti hanno offerto alla Russia il loro "pieno supporto", sia in termini di logistica che di tecnologie, tra cui quella usata per sventare l'esplosione di mine lungo i tragitti compiuti dai convogli che vengono utilizzati in posti come l'Afghanistan, inoltre due navi della marina saranno mandate nel Mar Nero in caso di necessità. Un portavoce del Pentagono ha spiegato che l'esercito "si sta comportando in maniera prudente, ma la gestione della sicurezza è in mano alla Russia, che fino a questo momento non ci ha chiesto aiuto".

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