Renzi teme agguati Pd sull’Italicum e apre a modifiche: “Ma il Cav non vuole”

Non ha peli sulla lingua il diavoletto Renato Brunetta fidato “portavoce” e genuino interprete del Cav annunciando in tv che: “Approvata la nuova legge elettorale, si va poi subito al voto”. Poco conta la immediata smentita del più compassato Deris Verdini che replica: “Argomento non in discussione ”.

Matteo Renzi At The Democratic Party PD National Assembly

Il piccolo capogruppo di FI alla Camera e il corpulento coordinatore dello stesso partito fanno il gioco delle tre carte eseguendo le giravolte di Silvio Berlusconi, certo di aver preso all’amo Matteo Renzi, con il neo (o post) porcellum fatto su misure per ridare al Cav i pieni poteri o, comunque, per rimetterlo nelle condizioni di “dominante”, con due soli partiti (più il M5S) rimasti in campo dopo che la nuova “legge truffa” fa tabula rasa di tutti gli altri.

I verbi “rimasti” e “fa” andrebbero declinati al condizionale perché nel teatrino della politica italiana tutto è ancora possibile, anche perché le fibrillazioni del PD potrebbero sfociare in un vero e proprio agguato parlamentare mandando così all’aria, oltre all’Italicum del patto Matteo-Silvio, anche tutto il resto, maggioranza e governo compresi.

La linea del Piave di Renzi diventa sempre meno credibile e di difficile tenuta: vista la malaparata (specie dentro il pidì), il neo segretario appare sempre più in difesa quando di fatto riconosce alcuni limiti della nuova legge elettorale auspicandone modifiche, però impossibili: “Perché Silvio non vuole”. Non solo, Matteo sbanda anche sulla tenuta del governo, da una parte gioca “al più uno” rinviando le elezioni al lontano 2018 (“Se si fanno subito le riforme”) e dall’altra punta sul voto subito addirittura dicendo che “Il semestre Ue non è di ostacolo per andare alle urne”).

Comunque sia, con tale impostazione Renzi è sulla buona strada per infilarsi nelle fauci del capo-padrone di Forza Italia, cui interessano riforme (perché il centro destra non le ha fatte quando aveva il 60% dei parlamentari?) ad personam e ad aziendam dimenticandosi quelle roventi, prima fra tutte quella sui conflitti di interesse.

Da oggi inizia una settimana forse decisiva, con molti deputati Pd che presenteranno in Commissione diversi emendamenti personali alla legge elettorale. Il Pd (quale?) metterà così sul tavolo un "pacchetto di ipotesi alternative" su cui però si dovrà cercare poi un indispensabile accordo con le altre (quali?) forze politiche. Insomma, dal virtuale (di twitter e dei talk show) al reale, con i rischi di impaludamento e del botto finale. Quale nuova legge elettorale dare al Paese?

Scriveva ieri Eugenio Scalfari su Repubblica: “ La legge più appropriata deve dare il peso che merita al criterio della rappresentanza e diminuire — non certo abolire — il criterio della governabilità. La soluzione migliore sarebbe quella di votare in collegi uninominali, innalzare la soglia prevista per ottenere il premio di maggioranza al 40 per cento, abolire la soglia del 5 per cento o abbassarla al 3, abbassando in proporzione la soglia dell’8 prevista per i partiti che si presentano da soli. Più o meno sono questi i lineamenti di una legge elettorale accettabile nell’interesse della democrazia parlamentare. Assai meglio delle preferenze che Renzi fa bene a non volere perché possono inquinare il voto in favore di clientele e mafie, come è spesso avvenuto in passato. Se Berlusconi non ci sta, il Pd si appelli a tutti i parlamentari di buona volontà e se non ci saranno altre soluzioni che il voto, si voterà con la proporzionale che prevede collegi e non liste. E vinca il migliore”. Non è questa la linea politicamente e istituzionalmente più corretta e di buon senso?

Ma Renzi è nel mezzo di un difficile incrocio, disponibile a modifiche sull'Italicum-porcellum bis, ma il Cav non vuole, tornato ai bei tempi dei videomessaggi con annuncio imperioso: “Il 2014 sarà un nuovo 1994, vinceremo!”. Sarà Matteo a fermarlo o a spianargli la strada?

Intanto le dimissioni del ministro Nunzia De Gerolamo scuotono maggioranza ed esecutivo rischiando di diventare il sassolino che rotolando si trasforma in devastante valanga. Letta, datti una mossa!

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