Casa al Colosseo, assolto Claudio Scajola. Il giudice: "Era inconsapevole"

Assolti Scajola ed Anemone nel processo per la compravendita della casa di via del Fagutale. L'ex ministro: "Ho sempre detto la verità"

Italy's minister for economic developmen

Aggiornamento martedì 11 marzo 17:46- Claudio Scajola “era inconsapevole” del fatto che Diego Anemone avesse concordato con le sorelle Papa proprietarie dell’appartamento vista Colosseo un ulteriore pagamento. Questa la motivazione che ha portato all’assoluzione dell’ex ministro lo scorso 27 gennaio.

Secondo il giudice Eleonora Santolini, Scajola non si sarebbe “trovato nelle condizioni di conoscere il maggior prezzo d’acquisto”. Nelle 40 pagine della motivazione il giudce spiega come Scajola fosse convinto di spendere 600mila euro, per un appartamento di 210 mq costato di fatto 1,7 milioni di euro.

Si legge nel provvedimento che al momento della consegna della parte eccedente la somma versata da Scajola, da parte dell’architetto Angelo Zampolini, uomo di fiducia di Diego Anemone, l’ex ministro era assente. Per il politico non ci fu dolo, per l’imprenditore sì ma il reato è andato prescritto. Lo scandalo costrinse Claudio Scajola a dimettersi dalla carica di ministro dello Sviluppo Economico. Ora dopo l’assoluzione il politico imperiese sembra pronto a tornare in gioco per le imminenti elezioni europee.

Casa al Colosseo, assolto Claudio Scajola


Giovedì 27 gennaio

- Torna un po' di quiete sulla casa di via del Fagutale, quel "mezzanino" vista Colosseo acquistato da Claudio Scajola grazie ai denari del costruttore Diego Anemone: l'ex ministro dello Sviluppo economico è stato assolto in merito alla vicenda della compravendita della casa ed il costruttore è prosciolto per avvenuta prescrizione.

Soltanto il 9 gennaio scorso il pm aveva chiesto la condanna di Scajola a 3 anni di reclusione (altrettanti per Anemone): il costruttore avrebbe pagato 1,1 degli 1,7 milioni necessari per l’acquisto della casa, versando poi anche centomila euro per la sua ristrutturazione.

L'assoluzione di oggi per Claudio Scajola chiude una vicenda spinosa che portò il politico a dimettersi dal ruolo di ministro: uno dei pochi casi (va dato atto a Scajola) nella storia della Repubblica.

Scajola viene oggi assolto perchè per il giudice il fatto non costituisce reato mentre per l'imprenditore Diego Anemone è scattato il proscioglimento, grazie all'intervenuta prescrizione del reato nell'ambito del processo sulla compravendita dell'immobile. Anemone era accusato di finanziamento illecito.

"Ho sempre detto la verità. Questo processo non doveva neanche cominciare perché era tutto prescritto: la decisione del giudice di assolvermi assume ancora maggiore valore."

Ha dichiarato, a caldo, lo stesso Scajola. Attendendo le motivazioni della sentenza, che saranno utili per eventuali ricorrenti e comunque necessarie per comprendere la natura della sentenza, è tuttavia possibile evidenziare come "il fatto" in quanto tale, la compravendita "a sua insaputa" (Claudio Scajola dichiarò, davanti ai pm, di non aver mai pronunciato quella frase, sostituendola con "non comprendendone il motivo") si è si verificata: tuttavia per l'ex ministro il reato non c'è perchè manca l'illecito mentre per Anemone, la posizione più delicata era la sua, accusato di finanziamento illecito, il reato è prescritto (cioè: c'è stato ma la giustizia ci ha messo troppo tempo a processarlo e quindi liberi tutti).

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