Renzi&Berlusconi, solito “ping pong” sulla tolda del Titanic

Il Presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco aprendo ieri il Consiglio permanente lancia un messaggio positivo: “Nonostante i problemi, l’Italia regge, non è una palude fangosa dove tutto è insidia, sospetto, raggiro e corruzione”. Lo sguardo dell’arcivescovo di Genova rischia però di essere ingenuamente ottimista di fronte a una realtà di crisi profonda dove aumenta la forbice fra chi sta sempre peggio e chi sta sempre meglio.

View of deputies gathered in the Monteci

Gli ultimi dati della Banca d’Italia sono allarmanti e inquietanti: il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% della ricchezza netta totale (45,7% nel 2010). La quota di famiglie con ricchezza negativa è invece aumentata al 4,1% dal 2,8% del 2010. La concentrazione della ricchezza è pari al 64%. Metà delle famiglie vive con meno di 2 mila euro al mese. Il 16% degli italiani è povero. Un terzo degli under 25 è senza lavoro.

È questo l'iceberg di un'indagine della Banca d'Italia secondo cui la distribuzione dei redditi resta sempre asimmetrica. In particolare, solo la metà delle famiglie ha un reddito annuo superiore ai 24.590 euro (circa 2mila euro al mese), mentre un 20% conta su un reddito addirittura inferiore ai 14.457 euro (1.200 euro al mese). Il 10% delle famiglie a più alto reddito, invece, percepisce più di 55.211 euro. La crisi picchia duro, in particolare sulle famiglie, sui lavoratori autonomi, sui lavoratori dipendenti, sui giovani.

Il diktat della Eletrolux (un vero e proprio “piano Polonia”) verso i dipendenti è l’ultimo segnale di una situazione che rischia di degenerare e produrre gravi conseguenze in tutta Italia. Con il ricatto dell’occupazione e delle gravi crisi industriali si vuole ridurre i salari dei lavoratori dei settori industriali interessati da imprese in crisi o da piani di sviluppo, creando una sorta di competitività ed attrattività territoriale al ribasso, a scapito esclusivo del reddito dei lavoratori.

È la strada per mettere anche nel nostro paese in competizione fra loro i lavoratori dei vari territori oltre che delle aziende, scaricando interamente sui lavoratori l’assenza di una politica industriale delle imprese e del governo ed al contempo liquidare la contrattazione nazionale e peggiorare le normative sul lavoro. Anziché aggredire le cause della crisi industriale in Italia, si continua a perseguire il taglio dei salari e dei diritti, speculando sulla paura della perdita del posto di lavoro di migliaia di lavoratori.

In questo quadro il governo latita, bloccato dal balletto della politica – Pd e Forza Italia in primis – totalmente presi dalla nuova legge elettorale, unica riforma in ballo perché riguarda il potere dei partiti e dei rispettivi apparati diretti e indiretti e delle mille caste e lobbies collegati.

Renzi ha preso la rincorsa ma rischia già di schiantarsi, con il Pd sempre pronto a tendere trappole e agguati e con Berlusconi che ribatte il solito refrain del “prendere o lasciare” riferito al patto del Nazareno.

Così facendo l’Italia resta al palo e gli italiani restano sempre più delusi e sempre più lontani dalla politica e dalle istituzioni. Alla prima occasione risponderanno a modo loro, con un voto (o con l’astensione) che punirà i vecchi e i nuovi burattinai della politica italiana.

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