Matteo Renzi premier in un governo con Berlusconi: l'ipotesi di Giovanni Toti

"Sono un professionista che ha lasciato il lavoro che amava e che ha scelto la politica".

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Prima intervista di Giovanni Toti da consigliere politico di Forza Italia e prima tesi ardita servita in pasto ai giornali. In questo caso al Corriere della Sera. D'altra parte che l'italico centrodestra sia appassionato a Matteo Renzi lo dimostra anche la strenua difesa che, spesso e volentieri, il Giornale e/o Libero fanno nei confronti dell'ex rottamatore. Per cui, non c'è molto da stupirsi se il nuovo delfino del Cavaliere si lanci in offerte di questo tipo:

«Per me la soluzione migliore sarebbe un governo di scopo per fare la legge elettorale: si vota e chi vince imposta e fa le riforme, a partire da quella del lavoro».
Un governo di scopo con chi, con Renzi premier?
«Abbiamo fatto un governo con un esponente del Pd una volta, non sarebbe un problema una formula di questo tipo, se l’obiettivo è chiaro».

Il che significherebbe una nuova larga intesa in cui il Pd e Forza Italia si ritrovano alleati e il presidente della Repubblica che a capo di questa nomina Matteo Renzi, che dovrebbe quindi dare le sue dimissioni da sindaco di Firenze. Un'ipotesi abbastanza strampalata, vista soprattutto l'importanza che Renzi dà alla investitura popolare per rafforzare la sua posizione e visto che, fino a oggi, si è sempre mosso all'insegna del "mai più larghe intese". Insomma, se mai Renzi dovesse accettare un'ipotesi del genere, sconfesserebbe buona parte di quanto promesso. E non sarebbe un grande inizio.

A parte il capitolo Renzi, Giovanni Toti si sofferma a parlare un po' anche di sé, del suo ruolo in Forza Italia e della contrarietà che il suo arrivo ha suscitato nella vecchia guardia del partito:

"Sono un professionista che ha lasciato il lavoro che amava e che ha scelto la politica non per interesse o per avere un ruolo, ma per la constatazione che la grande richiesta di cambiamento che viene dal Paese spinge anche noi della società civile a metterci in gioco. Renzi da una parte, Berlusconi dall’altra, hanno capito questa esigenza. E quando il presidente ha chiamato i moderati, i professionisti, gli imprenditori ad un impegno, ho detto sì"

E come metterla con le arrabbiature che ha suscitato in Fi, a partire da Raffaele Fitto?

"Non si può aver paura delle novità, si chiamino Toti, Cattaneo o Mario Rossi. E sbagliano alla grande a non aver capito la volontà profonda di Berlusconi, il suo entusiasmo che si concretizza nel ritorno allo spirito di FI e nel rinnovamento e allargamento della classe dirigente. Da temere c’è solo la chiusura, mai l’apertura a spinte nuove".

E così, l'esordio di Toti è servito: per il cambiamento, per aprire a forze nuove e per fare qualche proposta indecente a Matteo Renzi.

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