Legge elettorale, quel “pasticciaccio” del Nazareno fra Renzi e il Cav. La Cgil si mette di traverso. E Grillo vola

Il balletto sulle grandi riforme sembra ridursi sempre più al gioco dei bussolotti fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi incentrati sull’Italicum, la nuova legge elettorale evoluzione del famigerato Porcellum. Una nuova legge elettorale serve, soprattutto se diventa il primo anello di un progetto di riforme (istituzionali e non solo) più articolato in grado di rimettere in moto l’intero sistema Italia, al limite della paralisi.

Beppe-Grillo

L’antico adagio recitava che “Fatta la legge, gabbato lo santo” e qui c’è davvero il rischio che – ammesso e non concesso che l’Italicum supere le forche caudine parlamentari – fatta la nuova legge elettorale per salvaguardare il potere dei partiti (Pd e Forza Italia in primis), tutto il resto si perda nella palude del teatrino della politica, come sempre.

Anche perché i partiti – a cominciare da quelli di maggioranza – brillano per la totale assenza sui problemi reali del Paese. Idem per il Governo, nel ruolo di “notaio” o tappabuchi, come dimostra anche la patata bollente del ricatto Electrolux a danno dei lavoratori e del Paese. Il suo programma per il 2014 per la ripresa più volte annunciato in pompa magna dal premier Letta resta al palo, di rinvio in rinvio, rischia di essere soffocato dalla priorità data da Renzi&Berlusconi alla riforma elettorale.

Qualsiasi azienda che si rispetti, mentre produce e mette sul mercato ciò che ha al momento, nel contempo progetta nuovi prodotti da vendere quanto prima. Non è così in politica e non è così per il governo. Un cittadino si domanderà: ma cosa c'entra? Perché non si possono fare insieme due cose, la legge elettorale e gli interventi sull'economia e il lavoro?

Risponde Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “In realtà è possibile, certo, e Letta ci prova. Ma la verità è che un vero rilancio della capacità d'iniziativa del governo può avvenire solo se la maggioranza supera l'ostacolo della riforma. Che in Parlamento può essere corretta oppure stravolta. La differenza può sembrare minima, in base agli emendamenti approvati o respinti. Ma tutto si tiene e le trattative (compresi, diciamolo, i ricatti) fra i partiti si riflettono come sempre sulla salute del governo”.

Quindi, tutto è fermo in attesa del gran parto dell’Italicum. Dopo le due ultime telefonate fra i due leader del Pd e di Forza Italia, la strada sembra spianata. Non torniamo qui sui particolari ampiamente descritti da Polisblog. La domanda è una sola: l’Italicum serve solo a Renzi e a Berlusconi o è la legge elettorale che serve all’Italia? I profili di incostituzionalità accolti dalla Corte devono costituire le linee guida per il varo della nuova legge elettorale. E’ così? Non pare proprio.

Interviene (finalmente) anche la Cgil che, con il segretario confederale Danilo Barbi sottolinea: “Auspichiamo che sia approvata una normativa volta ad allargare la partecipazione democratica dei cittadini per la definizione della rappresentanza parlamentare, rispettosa del principio dell'eguaglianza del voto e che non alteri in misura 'sproporzionata' il rapporto tra voti espressi e seggi ottenuti. È importante che si rispetti il dettato che la previsione di meccanismi premiali non può generare una 'eccessiva sovra-rappresentazione della lista di maggioranza relativa', provocando una distorsione tra voti e seggi, incompatibile con il principio di eguaglianza del voto”.

Aggiunge Barbi: “La sentenza ricorda, inoltre, “che le funzioni attribuite ai partiti politici al fine di eleggere le assemblee devono 'essere preordinate ad agevolare la partecipazione alla vita politica dei cittadini ed alla realizzazione di linee programmatiche'. E ciò può avvenire unicamente individuando un sistema di voto che ricostruisca un rapporto libero e diretto tra corpo elettorale e candidati”. Per la Cgil, spiega Barbi, “se è sicuramente decisivo che il Parlamento riesca ad approvare una nuova legge elettorale, consideriamo, altresì, indispensabile che sulla nuova legge non vi siano ombre di incostituzionalità che possano dar seguito a nuovi ricorsi e nuovi pronunciamenti della Corte Costituzionale. Le crisi del sistema politico-istituzionale che sta attraversando da troppo tempo il Paese raggiungerebbe un punto di non ritorno se i cittadini fossero, nuovamente, chiamati a votare con un sistema che non rispetti fedelmente i principi costituzionali di rappresentatività ed eguaglianza”. Conclude Barbi: “Confidiamo che il Parlamento saprà fare proprie le motivazione della sentenza promulgata dalla Corte in cui, pur riconoscendo costituzionalmente legittimo l’obiettivo della governabilità e della stabilità, si ribadisce che tale obiettivo non può essere perseguito a scapito dei principi costituzionali di rappresentanza e di uguaglianza del voto e che la sede esclusiva della rappresentanza politica nazionale sono le assemblee parlamentari e non i governi”.

Non è questa la base per una trattativa “vera” sulla nuova legge elettorale. Ma Berlusconi ghigna. E il buon Matteo non sente e non vede. Intanto nei sondaggi crolla il Pd, vola il M5S, cresce FI. Come volevasi dimostrare?

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