Elezioni 2013: un Monti Bis? Ecco il giornalismo politico che naufraga insieme alla politica

Monti Bis: su Repubblica

Elezioni 2013 – Il conto alla rovescia scorre veloce, e scorrono veloci anche le ipotesi. Tutte le ipotesi possibili e immaginabili, mentre invece i fatti latitano. D'altro canto, anche il giornalismo politico italiano si accontenta di questo: ipotesi, dichiarazioni, opinioni dei politici. Al massimo, quando capita, qualcuno sfocia nel giornalismo giudiziario (che in Italia, dal 1992, fa rima con politica, ma sono due cose diverse) o nelle campagne di indignazione da due centesimi al chilo.

Adesso, per esempio, va molto di moda (questa mattina ci pensa Repubblica, con il teaser online e il "continua a leggere" sul cartaceo) il Monti Bis. Che sarebbe caldeggiato addirittura da Germania e U.S.A.: e si sa, l'Italia non vede l'ora di farsi dire cosa fare dall'esterno, giusto?

Ora, viene da chiedersi: ma quando si parla di questi argomenti, quando li si legge, resta un minimo di senso del pudore? Di pensiero critico? Di responsabilità giornalistica, anche?

No, perché nell'ordine, nell'ultimo annetto di vita politica italiana, sono passati alcuni concetti decisamente fuori dal normale buonsenso e persino dalla logica più elementare della vita democratica.

Primo: qualcosa bisognava fare, per arginare la manifesta incapacità del governo Berlusconi. E invece di fare la cosa più logica, per quanto rischiosa (ovvero sciogliere le Camere e mandarci al voto) è arrivata la scelta della cosiddetta responsabilità. Ovvero, del commissariamento tecnocratico.

Nel frattempo, la politica dava ancora una volta il peggio di sé e l'unica dialettica che era capaci di produrre a medio termine era il ridicolo scontro a distanza tra Bersani e Grillo: «Fasssista» gli dice uno. «Comunista» risponde l'altro (non proprio così, ma il senso si è capito: dicotomia delle parole, senza un pensiero alle spalle).

Secondo: nato il Governo Monti, ecco l'alleanza anomala che si mette ad approvare norme che afferiscono alla pura ideologia (si veda il pareggio di bilancio in costituzione, o il fiscal compact).

Terzo: si è accettato, definitivamente, il ruolo della cosiddetta trojka. La triade, la trimurdi del neoliberismo: BCE, FMI e Commissione Europea. Qualcuno dirà: «Complottista» (altro tema dialettico privo di pensiero alle spalle). Ma no. E' che non sono enti democratici, e dettano le linee politiche ed economiche dei paesi dell'Unione Europea. Non c'è alcun complottismo.

Tutto questo è passato senza che il giornalismo politico fosse capace di sfondare il muro che lui stesso aveva creato con la dicotomia narrativa semplificata buoni-e-cattivi e dunque senza essere capace di raggiungere un pubblico di massa attraverso un pensiero complesso e una critica articolata. D'altro canto, se vai avanti per vent'anni a colpi di slogan, come puoi pretendere che poi, improvvisamente, qualcuno si legga un pezzo da 3600 battute? In Italia, secondo Tullio De Mauro, che cita svariati studi, solamente il 20% della popolazione ha gli strumenti per comprendere un testo scritto, far di conto, muoversi autonomamente nel mondo della comunicazione: facile capire in quale mare profondo, in quale abisso si affossi la politica (e, in un certo senso, su quale terreno fertile sorgano certe pratiche) e con lei il giornalismo politico.

Che adesso, appunto, ci regala l'ennesimo capolavoro: l'ipotesi Monti Bis. Parlarne adesso, senza legge elettorale, senza coalizioni, senza sapere se qualcuno lo sosterrà come premier, è già un'offesa al pensiero critico, un trucco.

Un trucco antidemocratico, che sta passando quasi senza opposizione, in questa straordinaria prateria di nulla politico popolata da una società civile che sembra capace di aggregarsi solamente quando un grande tema (d'indignazione, appunto) la tocca da vicino, per poi dissolversi e parcellizzarsi di nuovo, nel suo analfabetismo strutturale.

Naufraga tutto: la politica, il buonsenso, il giornalismo. E le scialuppe di salvataggio non si vedono.

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