Primarie Pd, rischio boomerang. Bersani convochi la direzione, basta "melina"!

Il futuro “socio” del Pd per formare una maggioranza di governo Pier Ferdinando Casini annuncia come fatto rivoluzionario la cancellazione del suo nome dal simbolo dell’Udc che cambia nome e diventa “Italia”. Nel contempo a Chianciano, in una convention di tre giorni, tutti gli interventi sono programmati, decisi dalla segreteria nazionale del partito, cioè dallo stesso Casini. Nessun altro, fuori da quell’elenco, ha diritto di parola. Un modo singolare per affrontare la crisi del rapporto fra base e partito, elettori ed eletti.

Così, mentre il partito centrista, forse primo nucleo di un ben più corposo Terzo Polo moderato, si verticalizza, emulando strutturalmente più il Pci che la Dc, il Partito Democratico si apre con le Primarie, emulando più il movimento di Beppe Grillo che un partito come quello dei democrats negli USA.

Primarie che, se da una parte scaldano gli animi degli apparati e para-apparati del partito (capibastone presenti in ogni federazione e sezione), dall’altra lasciano indifferenti l’opinione pubblica che, disgustata, comincia a dare segnali negativi, come dimostrano gli ultii sondaggi, con il Pd di nuovo in discesa. Allora?

E’ evidente che nel Pd le esperienze non insegnano nulla: dopo le debacle delle primarie di Napoli, Palermo, Genova (ma degenerate anche Milano e altre decine di città compresi numerosi centri in Emilia Romagna) pare davvero strano che da Bersani in giù non si abbia piena coscienza del rischio che il partito sta per correre. Le prossime primarie per scegliere il candidato premier possono essere una importante opportunità ma, senza regole e considerate un dogma, tramutarsi in un micidiale boomerang in grado di frantumare il Pd. La democrazia senza regole e senza disciplina porta al caos e l’”albo degli elettori” proposto da una persona di grande esperienza e di buon senso come Franco Marini (inascoltato per i suoi capelli bianchi?) è il minimo per non piangere poi, a gazebo chiusi.

I nodi vengono al pettine e gli organismi eletti nel congresso, con gente rastrellata da logiche correntizie, dimostrano l’inconsistenza e la mancanza di autorevolezza politica. Bersani, per un limite di populismo, non può cedere a nessuno l’autorevolezza ricevuta dal congresso nazionale. Per questo deve chiamare tutti (Renzi compreso) al più alto senso di responsabilità, convocare la direzione nazionale e decidere cosa sono e come si devono svolgere le Primarie. Prima che sia troppo tardi.

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