Chi è l'erede del cardinal Carlo Maria Martini?

Chi è l'erede del cardinal Carlo Maria Martini?

La morte del cardinal Carlo Maria Martini (avvenuta il 31 agosto 2012) ha avuto una vasta eco sui giornali: su 373 articoli religiosi pubblicati nel corso della settimana della morte del porporato, 240 avevano come oggetto proprio Martini. In pratica, due articoli di argomento religioso su tre.

Naturalmente la “questione Martini” è stata affrontata in modo diverso a seconda di chi scriveva e dipendentemente dalla linea editoriale del giornale. Guido Mocellin ha individuato quattro direttrici dei mezzi di comunicazioni a proposito della paternità spirituale di Carlo Maria Martini: c'era chi ne ha goduto, chi l'ha accolta in maniera strumentale, chi vi è stato indifferente e chi vi si è ribellato, “a volte anche con violenza”.

Un padre che muore lascia degli orfani; per un padre spirituale la situazione non è certo diversa, anche in considerazione del maggior numero dei figli spirituali. Si chiede, allora Paolo Rodari:

Chi prenderà l’eredità del cardinale Carlo Maria Martini? A chi guarderanno, in Italia, quei cattolici democratici che avevano nel biblista ed esegeta piemontese prestato alla diocesi meneghina un proprio padre putativo?

Un nome unico non c'è. Soprattutto se si guarda all'episcopato italiano, come conferma anche Stefano Ceccanti, senatore del PD nonché studioso di teologia:

Non c’è in Italia un unico nome. Come non c’è un unico successore di colui che ne è stato in qualche modo l’alter ego, Camillo Ruini. Manca uno che sappia incarnare tutto ciò che Martini è stato. C’è Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, che è biblista come lui e che della Parola sa fare il medesimo prezioso uso, ma è di linea meno aperturista. C’è Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, che riesce come Martini a colpire le corde emozionali di un certo uditorio. E poi c’è l’arcivescovo Vincenzo Paglia, già padre spirituale di Sant’Egidio, oggi presidente della Famiglia, che sul piano sociale e sulla preminenza del so- ciale nella vita ecclesiale si muove come si muoveva Martini. Ma un solo nome non c’è.

Passando in rassegna il collegio cardinalizio nomi che potrebbero essere affiancati a quelli di Carlo Maria Martini sono Cormac Murphy-O'Connor (classe 1932), britannico, lì lì per entrare nella Camera dei Lord nel 2009 (sarebbe stato l'unico cattolico tra molti vescovi anglicani); Godfried Daneels (nato nel 1933), già primate del Belgio, su cui, però pende l'accusa di aver insabbiato casi di pedofilia; il tedesco Karl Lehmann (1936), vescovo di Magonza ed ex presidente della conferenza episcopale tedesca, una delle conferenze episcopali europee con più alto livello di anti-romanità; Christoph Schönborn (1945), arcivescovo di Vienna e presidente della conferenza episcopale austriaca, che insieme al cardinale cappuccino Sean Patrick O'Malley (1944), arcivescovo di Boston, è stato – ed è – in prima linea nella lotta contro la pedofilia, invitando il clero a liberarsi dal carrierismo, dall'ambizione, dalla corruzione dei costumi: è un po' la “svolta penitenziale” che il cattolicesimo progressista vorrebbe compiere.

Il fatto è che, al giorno d'oggi, un erede di Carlo Maria Martini non c'è, né a livello italiano, né a livello di chiesa in generale. Mentre i “tradizionalisti”, hanno come leader indiscusso Joseph Ratzinger, cioè il papa.

Foto | RaminusFalcon (Opera propria) [CC-BY-SA-3.0], attraverso Wikimedia Commons

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