Bersani e Casini, più vicini o più lontani?

Fa bene il Cav a spassarsela in Kenia in queste giornate di calura settembrina e ad assistere, da lontano, al teatrino della politica italiana. Poi Silvio Berlusconi tornerà nel Belpaese e ci metterà del suo, come sempre, per infilarsi nelle infinite diatribe del Pd e dei suoi alleati. Che il “Ghe pensi mi” non sia più credibile e che il suo ritorno in campo può solo affondare il Pdl (o come si chiamerà l’ex partitone del predellino) lo dimostrano i sondaggi che registrano semplicemente il fallimento del berlusconismo.

Ma chi è oggi credibile nella politica italiana? Da Reggio Emilia (chiusura della Festa democratica nazionale) e da Chianciano (kermesse d’apertura del nuovo corso dell’Udc – targato Italia - senza più il nome di Casini nel simbolo) sono giunti segnali contraddittori e non certo rassicuranti per chi crede possibile e vincente una nuova coalizione di centro-sinistra.

E’ ovvio che sia Bersani che Casini ieri hanno dovuto parlare alla pancia dei rispettivi partiti, rassicurando innanzi tutto la base e gli elettori dello zoccolo duro. Ma dopo le bandiere e gli inni, cosa c’è? Qual è il vero messaggio politico?

Bersani, per stoppare la “dittatura dei banchieri”, tenta il rilancio della politica, dei partiti, del suo in particolare. Ma con quali carte? Non è già la querelle delle primarie con Renzi la cartina del tornasole di un partito che non riesce a rendere effettive le proprie ambizioni di baricentro di una forte e credibile coalizione di governo? Bersani sa che senza l’alleanza con i moderati (almeno la parte non berlusconiana) si rischia di non vincere le elezioni e soprattutto di non governare un Paese da riformare.

Il messaggio è rivolto in primis a Casini il quale, sempre aggrappato ai tatticismi di democristiana memoria, allunga il brodo, nicchia, in un balletto di sì-ni-no che disorientano l’elettorato e allontano ancora di più la gente dalla politica. Quando Casini annuncia che “Dopo Monti ci sarà Monti” non è la presa d’atto del fallimento della politica e dei partiti, quindi l’affossamento del progetto di Bersani?

Nel Pd si “scannano” per la futura leadership di governo le fazioni pro Bersani-contro Renzi e pro Renzi-contro Bersani mentre l’Udc alias Italia “consacra” in anticipo Monti, prenotando Palazzo Chigi. Ben che vada, così, si bruciano le velleità di Bersani premier, con quel che ne può seguire in casa Pd. Forse è tutta pretattica. Legittima, ma non è di questo che ha bisogno l’Italia. Basta feste e kermesse, passare alla politica.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO