Renzi, Berlusconi, Grillo: “burattinai” del teatrino all’italiana fra farsa e tragedia?

Si va al galoppo verso le elezioni europee e il semestre italiano Ue con il Belpaese appeso al solito teatrino della politica, sempre in bilico fra farsa e tragedia. Esempi? Le provocazione squadristiche del nullismo grillino, l’affaire Mastrapasqua&signora (45 poltronissime dorate) iceberg dello scandalo dei boiardi di Stato, il comizio-barzelletta del Cav a Cagliari come 20 anni fa, l’Italicum-Porcellum bis del patto del Nazareno che riporta i cespugli centristi (Casini ecc.) nel nuovo minestrone di destra sotto la proprietà berlusconiana.

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Insomma, la solita “rottamazione” gattopardesca, cambiare tutto per non cambiare niente. Se questa è la strada per recuperare credibilità in Europa e nel mondo e per uscire dalla crisi, siamo fritti. Basta un dato su tutti, a dimostrarlo: negli Usa il tasso di disoccupazione è sceso al 6.7%, quello dell’Ue resta al 12% e in Italia il tasso di disoccupazione giovanile va oltre il 40%, domina la finanza speculativa, imperversano le lobby e le caste di ogni tipo, si allarga la forbice fra i pochi che prosperano sulla crisi e la maggioranza che paga per tutti.

Dov’è la politica? Dov’è il governo? Il tam tam batte su tutto meno che sui problemi reali, tanti e gravi, a cominciare da quello del lavoro e degli investimenti. Paradossalmente pare che tutti lavorino per Berlusconi, la cui tela delle alleanze si rafforza a tal punto da ritenere realistica – con l’Italicum - una vittoria elettorale del cartello del Cav senza neppure bisogno del ballottaggio, quando si voterà alle politiche.

Non è chiaro se Matteo Renzi vuole rilanciare l’azione di governo oppure andare alle urne. Tant’è che Letta, a parte l’intervento su Mastrapasqua, è praticamente fermo per l’attacco politico del segretario del suo stesso partito (Pd).

Ripetiamo, non che la riforma elettorale (quale?) non sia importante per ridare slancio e credibilità alla politica e alle istituzioni, ma qui siamo in presenza di gente che non ce la fa più a sbarcare il lunario, di gente a un passo dalla disperazione, con rischi di destabilizzazione sociale, specie quando (leggi Renzi&C) c’è chi soffia sul fuoco nella logica del “tanto peggio tanto meglio”.

Si vuole davvero far passare la logica Electrolux, cioè “polonizzare” (o cinesizzare) l’Italia, tagliando del 50% salari, diritti, welfare? Perché, invece di sbandierare riforme del lavoro impossibili,perché non cominciare realisticamente – data la pressione fiscale ammazza tutti - dall’abbattimento del cuneo fiscale?

Il taglio del cuneo doveva essere già il piat­to forte dell’ultima legge di stabilità ma poi ci scontra sempre con i problemi di bilancio. Bisogna trovare le risorse, non solo quelle che arriveranno dalla spending review ma anche i proventi delle privatizzazioni. Quei 5 miliardi che arriveranno dalle prime cessioni vanno tutti impiegati nel taglio del cuneo e non per la riduzione del debito. Anche per ridurre il debito la via maestra non è quella dei soliti palliativi. ma far ripartire la crescita.

Aggiunge Sabrina De Camillis del Ncd e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: “ Lotta alla burocrazia. Bisogna rompere questa gabbia che blocca le imprese. Ci sono troppi ostacoli per chi vuole partire con una nuova attività. Bisogna avere il coraggio di dire: tu parti e lavora, poi sarà lo Stato a con­trollare a valle se stai rispettando le leggi”.

E di queste cose che parlano Renzi, Berlusconi, Grillo? Parafrasando Antonio La trippa: “Italiani!”.

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