Renzi non teme la nuova grande destra attorno al Cav. Replay della “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto?

Si gonfia il petto Matteo Renzi affermando in una intervista a Repubblica che: “La nostra vittoria non dipende dal sistema di voto. Sarebbe il fallimento della politica se affidassimo il nostro successo alla legge elettorale e non alla qualità delle proposte e delle leadership. Vinci se affascini gli italiani con le tue idee, non se pensi di farti la legge su misura”.

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Belle parole, cui fare seguire una bella domanda: non è proprio l’Italicum il grimaldello per cercare di garantirsi la vittoria, in un bipolarismo coatto che anticipa il bipartitismo fra il partito del “rottamatore” e la destra berlusconiana?

Renzi crede nell’Italicum perché “Impedisce il potere di ricatto dei piccoli partiti” dimenticandosi che dai due più grossi partiti è venuto e viene il rischio contro la governabilità: ieri è stata la scissione del Pdl a far cadere l’esecutivo Berlusconi ed è oggi la fibrillazione nel Pd che mette in forse il governo Letta. Le due super alleanze multicolori della seconda Repubblica (quelle da Bertinotti a Mastella e da Bossi a Pisanu) sopra il 40-45% non hanno sempre fallito?

La legge elettorale “perfetta” non esiste ma il mix migliore è il sistema elettorale-istituzionale che consolida e amplia la rappresentanza e che privilegia il ruolo del Parlamento consentendo ai cittadini-elettori di esprimere una indicazione netta per il governo del Paese. Quegli stessi elettori che devono poter esprimere una preferenza per il “proprio” parlamentare o possa contribuire con le primarie (vere e di tutti i partiti) alla selezione dei candidati in lista. In altre parole le coalizioni vanno dichiarate agli elettori prima del voto e un capo del governo con poteri come quelli del cancelliere tedesco potrebbe essere di esempio anche per l’Italia.

Ciò detto, è legittimo – a ben determinate condizioni -un “premio” di maggioranza, cioè un soccorso in seggi per garantire una salda maggioranza di governo. Altra cosa è trasformare – come si delinea nell’Italicum - una minoranza in maggioranza.

La cosiddetta legge Truffa del 1953 era ben altra cosa perché voleva dare più forza parlamentare a una maggioranza già maggioranza nelle urne, dato che il premio in seggi veniva dato al partito (o alla coalizione di partiti) che avesse raggiunto la maggioranza assoluta (50% più uno) dei voti validi. All’epoca le sinistre (Pci e Psi) fecero il finimondo e la legge saltò rovinando lo stesso De Gasperi.

Rispetto alla baldanzosa sicurezza di Renzi che addirittura plaude alla ricostituzione di una grande destra (centristi compresi) sotto l’ombrello del Cav, certo nella vittoria del suo pidì a vocazione maggioritaria, chi vivrà vedrà. Mutano i tempi, ma come non ricordare la “Gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto?

Scrive il direttore di Avvenire Marco Tarquinio: “ Penso che in questo 2014 – dopo vent’anni di minoranze trasformate in maggioranza grazie ai meccanismi del Mattarellum e del Porcellum e di maggioranze in seggi rivelatesi regolarmente una rissosa illusione – la "truffa" più insostenibile sarebbe quella di un teatro delle chiacchiere che distogliesse dalle grandi urgenze italiane (lavoro, famiglia, giustizia, carceri...) attraverso un vorticoso ma sterile dibattito sui massimi sistemi. Sarebbe un disastro una riforma solo annunciata e non finalmente perfezionata – non uso per caso questo verbo – in Parlamento...”.

Già. E il terzo polo c’è, quello di Grillo. Anzi, c’è pure il quarto, quello degli astensionisti sopra il 30%!

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