Legge elettorale, proporzionale alla tedesca. Blitz Udc e Pdl contro il Pd. Bersani ha altro da fare ... con Renzi

Il nostro Malaparte affronta nel post precedente il “quasi” accordo raggiunto sulla legge elettorale da Udc e Pdl, a danno del Pd. Data l’importanza del tema, lo sviluppiamo per ampliare il dibattito.

Mentre Pier Luigi Bersani sul palco di Reggio Emilia prendeva in braccio una bimba di colore simbolo dell’Italia di domani che già c’è, a Chianciano il coccolato “alleato” Pier Ferdinando Casini, dietro il palco della kermesse dell’Udc, si abbracciava con Fabrizio Cicchitto per l’accordo raggiunto sulla nuova legge elettorale.

Non è proprio l’abemus papam ma il furbo Pierferdy sembra proprio deciso a incassare un successo pieno, proprio a danno del Partito democratico, sempre in ritardo, sempre con un piede in due staffe, sempre diviso.

Bersani e Renzi, con relativi pezzi di partito da Largo del Nazzareno all’ultima sezione di provincia, si lanciano frecce velenose per accaparrarsi le Primarie della discordia senza formulare una proposta chiara su un nodo centrale qual è la legge elettorale, ecco pronto il blitz di Casini, complici Berlusconi e i suoi.

Il Cav, malmesso com’è il Pdl, ha tutto l’interesse a non concedere vantaggio (leggi premio di maggioranza) al Pd, sgangherato ma dato vincente dai sondaggi. E Casini, sempre intento nella sua politica dei due forni, ha tutto l’interesse di eliminare il “Porcellum” (vero asse del bipolarismo e killer del Terzo Polo), cancellare il bipolarismo e tornare di fatto alla … prima Repubblica. Vista l’aria che tira, Pdl e anche Lega si accodano all’Udc per introdurre, anche a colpi di maggioranza, un nuovo sistema proporzionale. In sostanza, il modello è quello tedesco. Con sbarramento e preferenze. Nella bozza, l'ipotesi di collegi elettorali ridotti alla Camera e ancor più piccoli al Senato. Soluzione che troverebbe in aula, appunto, il sostegno del Carroccio.

In altre parole è la riproposizione del sistema tedesco con preferenze, eliminando tutte le velleità maggioritarie di qualunque provenienza. Tirerà un sospiro il capo dello Stato dopo gli ultimi richiami ai partiti di fare presto? E il Pd? Cornuto e mazziato. E’ vero, questo accordo è la legge che proponeva a suo tempo Massimo D’Alema. Ma le divisioni dentro il Pd avevano bloccato tutto.

Bersani voleva un premio di maggioranza (15%) per il partito vincitore delle elezioni, così da garantire la governabilità. Che dirà ora ai prodiani, sul piede di guerra contro proporzionale e preferenze? Mentre quelli del Pd brindano nelle feste a future vittorie e cazzeggiano sulle primarie, altri sciolgono nodi importanti, a proprio vantaggio. Così pare.

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