Il Movimento 5 Stelle salva Tommaso Currò. Resta il rischio scissione

Nel Movimento 5 Stelle sale la tensione. Dopo il trionfo dei duri e puri tornano a farsi sentire i dissidenti.

currò

aggiornamento 14.56 Tommaso Currò non sarà espulso dal Movimento 5 Stelle, dal momento che la procedura che avrebbe eventualmente portato al voto sul blog è stata bloccata subito dall'assemblea dei deputati. Per lui, solo una sanzione che sarà decisa dal capogruppo D'Incà. A favore della sanzione hanno votato 23 deputati, 21 contrari, 10 astenuti.

Il caos scatenato nei giorni scorsi dal Movimento 5 Stelle - al di là dei giudizi di merito - non poteva restare senza conseguenze anche interne. I dissidenti M5S, rimasti in silenzio negli ultimi mesi dopo aver visto la loro linea dialogante pesantemente sconfitta, hanno trovato paradossalmente modo di riemergere proprio in seguito a quello che è stato, diciamo così, il "trionfo" dei duri e puri, che hanno posto il movimento al di fuori di ogni possibile discussione con gli altri partiti.

Proprio il fatto che la linea dell'oltranzismo si sia fatta ancora più estrema, ha però riacceso tensioni che sembravano sopite. Il primo a farne le spese è Tommaso Currò, dissidente della primissima ora reo di aver votato con Forza Italia un emendamento che puntava a proteggere un'area della Sicilia. Scrive La Stampa:

Un emendamento per l’istituzione di un’area marina protetta a Capo Milazzo, dalle parti di casa sua. Una vecchia battaglia del suo meet up. «Però mi accusano di avere fatto una marchetta. Di non avere condiviso la scelta col gruppo. Il punto è che stava passando un’opportunità storica. E io l’ho presa. Altro che marchetta. Il mio capogruppo, D’Incà, è venuto da me e mi ha detto: "Tommaso, se chiedi scusa freniamo le procedure contro di te, saresti un esempio per tutti". Ma che cosa dovrei fare, abiurare? Ma che pratiche sono? E, soprattutto, perché dovrei vergognarmi, per avere cercato di fare del bene alla mia gente?».

Una battaglia ambientalista, a favore della sua terra, una battaglia che peraltro il meet up siciliano combatteva da tempo. E allora perché non avrebbe dovuto lasciar passare un emendamento del genere? Semplice, perché votare con Forza Italia è considerato un delitto. Non si può mai votare con gli altri partiti, a meno che tutto il gruppo non sia d'accordo (e finora, non è successo). Se poi in questo modo si evitare di trovare soluzioni a problemi, pazienza.

E quindi, per Currò, adesso potrebbe arrivare l'espulsione. Come già fu nel celebre caso di Adele Gambaro. Questa mattina ne discuteranno in assemblea i deputati, poi - se la cosa passerà - se ne dovrà discutere anche con i senatori. A quel punto la cosa potrebbe finire ai voti sul blog di Grillo. Insomma, nel Movimento 5 Stelle sembra di essere tornati ai vecchi tempi. Quelli dello scontro frontale tra le due anime del partito.

A maggior ragione visto che in parecchi stanno dando segni di insofferenza e che si torna a vociferare di scissione. Ai dissidenti storici - Currò, Orellana, Battista, Casaletto, Bignami e parecchi altri - se ne stanno aggiungendo di nuovi, insofferenti soprattutto nei confronti del responsabile della comunicazione, quel Claudio Messora che nel corso del tempo - è l'accusa dei dissidenti - ha mostrato tutta la sua inadeguatezza.

A metterlo sotto accusa è stato Ivan Catalano, che spiegato come Casaleggio voglia insegnare la programmazione neurolinguistica e gli ha chiesto di "riprendersi i suoi consulenti". Contro Messora anche Elena Fattori, Gessica Fattori ed Elisa Bulgarelli. Le fila di coloro i quali non sopportano più la linea estremista seguita dal M5S si sta ingrossando, resta da vedere se questa volta si decideranno a compiere il passo finale o se resteranno ancora una volta dietro le linee, nella speranza di poter, prima o poi, imporre la loro linea.

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