Italicum, Waterloo elettorale per il PD di Matteo Renzi? Il Cav mette ko il centrosinistra

Una rondine non fa primavera, così come un aumento di oltre un punto percentuale rispetto al 2009 non lascia tranquillo il PD nelle prossime elezioni europee di maggio, importanti anche per le ripercussioni in Italia.

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A poco più di tre mesi dal voto continentale il primo sondaggio (Ipr Marketing) vede il Partito Democratico in testa (27,6%) ma seguito dall’ombra minacciosa del M5S (25,4%) e da Forza Italia (25,3), quindi NCD (5,6), Lega (5,0), Sel (2,0), Udc (2,0), Fratelli D’Italia (1,5), Ps (1,2), La Destra (1,2), Scelta Civica (1,0), Rif Com (0,6), Verdi (0,5), Idv (0,4), Svp (0,3), Cd (0,2) ecc. Alle europee del 2009 il Pd prese il 26,1, alle politiche del 2013 da solo raggiunse il 25,4% alla Camera e il 27,4% al Senato.

Qui interessa solo, per adesso, la “proiezione” politica di questi dati, particolarmente riferita al pidì. Sono ovvie le differenze fra le elezioni europee e quelle nazionali, a cominciare dai diversi sistemi elettorali. Ma questi sondaggi non sono un campanello d’allarme per Renzi e il suo Pd a vocazione (spocchiosamente) maggioritaria, specie se rapportati a prossime elezioni politiche in Italia?

In soldoni, in Italia, alle politiche, il Centrodestra vincerebbe a man bassa (39,6%) portando in Parlamento FI, Ncd e Lega mentre il Centrosinistra (ben sotto il 37%) uscirebbe con le ossa rotte, e il Pd con circa il 50% in meno degli attuali parlamentari!

Ieri Romano Prodi ha smentito (come sempre chi smentisce conferma) le parole ma non il senso di una sua intervista in cui afferma che con l’Italicum Matteo Renzi non solo resuscita il Cav ma riporta alla vittoria il centrodestra berlusconiano. Renzi, appunto.

Nel Pd, oltre alla solita aria di fronda interna, soffia la spinta per portare da subito il sindaco a Palazzo Chigi al posto di Letta. Domani in Direzione, presente anche il premier, la nuova puntata di un film che lascia totalmente indifferenti gli italiani, in ben altre faccende affaccendati.

Tutto questo con un Pd diviso al centro (Cuperlo riorganizza la corrente dei dissidenti) e sbrindellato nel territorio per le nuove primarie sui segretari regionali e sulle liste -il caos nelle Marche è solo un esempio, con il sindaco di Pesaro Ceriscioli fatto fuori dalla corsa alla segreteria regionale perché incompatibile in quanto … sindaco (e Renzi, e Emiliano?) e con candidati ufficiali surclassati dagli outsider – con pezzi di apparato che non vedono l’ora che Renzi faccia la fine di …. Veltroni.

Nel frattempo gli altri partiti – tutti - si organizzano. Ed è sorprendente (!?) che Forza Italia è più avanti del centrosinistra nel piegare a proprio vantaggio le opportunità della nuova legge elettorale, ancora da approvare.

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “ Berlusconi sta ricostruendo in modo del tutto spregiudicato, anche con Casini, una coalizione numerica, non certo politica, in grado di raggiungere la famosa quota 37 per cento. E Renzi deve puntare ormai solo su se stesso: un Pd renziano, appunto, che da solo o quasi arriva alla stessa soglia e batte la destra. Renzi ha dalla sua l'effetto novità. Fu l'asso nella manica di Grillo un anno fa. Basterà questa volta?”.

Il rischio di una nuova Waterloo, per il Pd e il centrosinistra, è davvero alto.

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