Elezioni Europee 2014: Van Rompuy vuole già sovvertire i risultati?

BELGIUM-EU-RUSSIA
Elezioni Europee 2014. Il belga Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo in carica, ha segnato in agenda una cena, il prossimo 27 maggio, 48 ore dopo il voto che rinnoverà il parlamento di Strasburgo. Con lui, allo stesso tavolo, siederanno i capi di Stato e di governo dell'Unione Europea. Di cosa discuteranno? Della nomina del presidente della Commissione europea.
Qualcuno obbietterà: "Ma non dovevano essere i cittadini a deciderlo per la prima volta?". Non esattamente.

Vi avevamo già presentato, in maniera accurata, il sistema elettorale per nominare i rappresentanti al parlamento di Strasburgo. C'è un problema, però, che è forse è meglio specificare...

La trappola di Lisbona


Tutte i gruppi del parlamento europeo si stanno affrettando a designare un candidato presidente della Commssione, lasciando passare l'idea che saranno i cittadini a deciderlo. Questo è vero, solo in parte. Il Trattato di Lisbona dispone che il presidente deve essere nominato tenendo in considerazione il risultato delle consultazioni. Tradotto: una norma quando è confusa non è una norma. Questa ambiguità potrebbe trasformarsi, inoltre, in un escamotage antidemocratico.

Nessuno dei gruppi del parlamento europeo è infatti obbligato a candidare un presidente per la Commssione. Eppure tutti si stanno affrettando a farlo. Martin Schulz sarà il candidato socialista, Guy Verhofstadt è stato scelto dai liberali, Marine Le Pen dall'estrema destra, Alexis Tsipras correrà per la sinistra radicale, mentre i popolari decideranno a breve.

Larghe intese anche in Europa?


Tali nomi, però, rischiano di essere solo delle etichette da appiccicare alle varie liste; e questo Van Rompuy lo sa benissimo. Il cristiano democratico fiammingo, sostenitore senza se e senza ma degli interventi della Troika in Grecia, ha convocato così una riunione per trovare gli "equilibri giusti" per designare il presidente, e magari infischiarsene del risultato delle urne.

Dunque, i capi di Stato e di governo, attualmente tutti proni ai diktat di Berlino e della Bce, hanno pieno potere di accordarsi tra loro, "sovvertendo" il risultato elettorale. Ovvero non nominando il candidato della coalizione che arriva prima. Potrebbero così nascere alleanze, non dichiarate, nel post elezioni (come ad esempio tra Pse e Verdi), che si arrogheranno il diritto di designare il presidente. Oppure, altra ipotesi, un filino "autoritaria": nomina del presidente d’arbitrio, da parte dei governi.

C'è un'ultima ipotesi, da non trascurare, la scelta di un nome frutto della mediazione tra popolari e socialisti. Così si inaugurerebbe una sorta di governo di larghe intese anche in Europa.

"Van Renzi"


La notizia della riunione, indetta dal presidente del Consiglio europeo, non ha avuto molta udienza presso i media. Noi l'abbiamo appresa da un articolo di Marco Zatterin, su La Stampa.
Ivi Zatterin si spertica a tessere l'elogio di Van Rompuy, a suo avviso fine stratega. La riunione dei leader dei paesi dell'area euro, secondo il giornalista, impedirà all'Unione di perdere tempo sulla nomina: "Vuole obbligare i governi a mettersi d’accordo preventivamente, e la politica a fare la politica sul serio, dunque a decidere con sostanza sul destino del bene comune. Finalmente".

Non pago, Zatterin aggiunge: E’ un’idea davvero strategica, perché costringe i leader a confrontarsi con le loro responsabilità e perché potrebbe accelerare il processo decisionale, evitando beghe da condominio.

"Mettersi d'accordo preventivamente" ? "Accelerare i processi decisionali" ? L'analisi del giornalista ci pare un po' forzata. Tuttavia è perfettamente in linea con la svolta renziana del giornale. A tale proposito, ricordiamo che Renzi ha definito "chiacchiere da bar dello Sport" i possibili emendamenti alla legge elettorale, in nome della rapidità decisionale.

La libertà è partecipazione


E' doveroso specificare che la nomina diretta del presidente della Commissione non innesterebbe una rivoluzione a Strasburgo. Tuttavia, sono molti gli interrogativi che restano sospesi. E' giusto "far credere" agli elettori che decideranno di più in Europa? Sarebbe opportuno "sovvertire" il loro parere, qualora non fosse in linea con le esigenze della Troika (Bce-Fmi-Ue) ?

Qualcuno obietterà che il rischio di un'affermazione dei partiti populisti ed euroscettici rende necessario un decisionismo dall'alto. Ma questa metodo non finirebbe per allontanare ulteriormente gli elettori dalle istituzioni e incrementare quei fenomeni xenofobi e fascistoidi che si agitano nel continente? E ciò, alla fine, a chi gioverebbe?

La democrazia rappresentativa è in crisi, prona agli interessi del capitale finanziario e delle banche. Far passare la percezione che per risolvere tutto basti un click, come nel caso del Movimento 5 stelle, o un Matteo Renzi europeo, pronto a decidere in real time, è molto pericoloso. Per "guarire" l'Unione, di certo, non serve "accelerare i processi decisionali", delegando il bene comune a terzi. Bisognerebbe riaprirli i processi decisionali, ripensarli, renderli inclusivi. Altrimenti l'Europa non resterà che uno strumento nelle mani di lobby e capitani di ventura.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO