Carceri, Giorgio Napolitano e la Grande Bellezza

Il Capo dello Stato ammonisce nuovamente l'Italia. Venerdì la Camera discute il suo messaggio sul sovraffollamento.

TO GO WITH AFP STORY IN FRENCH BY SONIA

"Oggi in Italia 'nce va ppiù nisuno in galera." (cit.)

Nel corso di un incontro con i parlamentari italiani al Parlamento Europeo tenutosi a Strasburgo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è tornato a manifestare le solite preoccupazioni sulla drammatica situazione carceraria, che rischia di condurre l'Italia sul terreno sanzionatorio dell'Unione Europea.

"La Corte europea dei diritti dell'uomo ha emanato nei confronti dell'Italia un'accusa pesantissima e ultimativa [...] se la Corte riterrà che non ci siamo adeguati a quella che è un'umanizzazione delle carceri, c'è il rischio che accetti tutti i ricorsi presentati e che lo Stato venga condannato a pagare centinaia e centinaia di milioni di euro."

ha detto un preoccupatissimo Napolitano, che a tal proposito aveva inviato, l'8 ottobre scorso, un messaggio congiunto alle Camere, in cui esortava il Parlamento a calendarizzare la discussione su un eventuale provvedimento di amnistia e indulto per porre fine alla drammatica situazione delle carceri italiane.

Napolitano è un po' come il film La Grande Bellezza, il lungometraggio di Paolo Sorrentino applaudito con stupida e cieca ipocrisia da tutti, sopratutto dai caratteristi perfettamente rappresentati nel film, fino allo spellamento delle mani. Allo stesso modo il Presidente della Repubblica viene evocato, rispettato e applaudito da (quasi) tutti, fino allo spellamento delle mani. Anche e sopratutto da coloro i quali non fanno nulla per risolvere il problema (nemmeno esercitare il diritto/dovere di parlamentare di fare visite a sorpresa nelle carceri).

La Grande Bellezza di Giorgio Napolitano va in scena ininterrottamente dal luglio 2011, quando il Presidente della Repubblica (quasi al termine del primo mandato) nel corso di un convegno organizzato dai Radicali tuonò dalla sala Zuccari di Palazzo Giustiniani (Senato della Repubblica), così descrivendo le carceri italiane:

"Una realtà che ci umilia in Europa [...] L'emergenza va affrontata esaminando ogni possibilità di intervento e non escludendo pregiudizialmente nessuna ipotesi che possa rendersi necessaria."

Sul tema è tornato numerosissime volte, inasprendo ogni volta le sue dichiarazioni, rendendole sempre più affilate, taglienti, dolorose: spesso sono state utilizzate parole forti, dal significato netto, come "barbarie", "vergogna", "umiliazione", "prepotente urgenza", "amnistia".

Sul tema carceri l'unico ad essere stato più aspro di Napolitano è stato Marco Pannella:

"Siamo da anni in una palese condizione di violazione dello stato di diritto e della Costituzione. [...] L'Italia vive una flagranza di reato, il regime dimentica le carceri."

La storia ci racconta che dopo quel convegno il Gattopardo ignorò completamente Napolitano, come ignorati sono stati tutti gli appelli successivi proferiti dalla prima carica dello Stato, che sarebbe volentieri andato in pensione salvo ritrovarsi sotto lo scacco dello stesso Gattopardo parlamentare, che piccato dalle durissime parole proferite nel discorso di insediamento di aprile 2013 ha semplicemente applaudito, fino a spellarsi le mani.

Lo disse nuovamente, in quel discorso: il sovraffollamento va risolto subito. Ma nessuno, una volta sistemata la complessa pratica Quirinale, gli diede retta. Da allora sono state moltissime le dichiarazioni sulle carceri del Presidente della Repubblica: frasi a mezza bocca riportate dai cronisti, lettere aperte, messaggi ai detenuti tramite Radio carcere (trasmissione di Radio Radicale), altri convegni sulla giustizia, visite nelle carceri, un richiamo verbale al Parlamento, il messaggio alle Camere (che formalmente è l'atto più forte espresso sin qui).

Dopo 116 giorni il Parlamento tace in maniera assordante: ad oggi non è successo niente. Il Parlamento non ha mai discusso quel messaggio, lo farà la Camera soltanto venerdì: sarà interessante seguire la diretta da Montecitorio, magari in piazza davanti al palazzo in compagnia dei Radicali, chiamati a raccolta dal segretario Rita Bernardini e dall'infaticabile Marco Pannella per venerdì mattina. Una diretta che sarà interessante innanzitutto per tastare il polso della politica sul tema carceri, urgente per tutti, importante per tutti, necessario per nessuno.

Fa strano notare però il giorno scelto per la calendarizzazione di questa discussione, venerdì. Di solito, il venerdì i parlamentari "tornano sul territorio" spiegano alla Camera dei Deputati (che è un modo come un altro per dire "tornano a casa"). Inizialmente la discussione era stata calendarizzata per mercoledì 29 settembre, ma fu annullata e spostata a data da destinarsi: venerdì 7 febbraio. Giorno in cui il Parlamento chiude per il weekend.

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