Beppe Grillo e Casaleggio: un conflitto d'interessi 2.0?

La lettera aperta di tre deputati Pd solleva qualche interrogativo.

casaleggio grillo

Le visite di Gianroberto Casaleggio ai parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno coinciso con i momenti di massima tensione in Parlamento. Che a loro volta hanno coinciso con le punte massime di traffico del blog di Beppe Grillo. C'è dietro un'attività di lobbying? Un possibile conflitto d'interessi? Questo, in estrema sintesi, è il riassunto di quanto contenuto nella lettera aperta che tre deputati del Partito Democratico (Michela Rostan, Massimiliano Manfredi e Giorgio Piccolo) hanno scritto alla presidente della Camera Laura Boldrini (l'intera lettera si può leggere qui). Che sia o meno un'accusa fondata, quel che è certo è che solleva qualche interrogativo.

La Casaleggio Associati - che cura il blog di Beppe Grillo e i siti TzeTze (le cui notizie vengono in massima parte rilanciate nella colonna destra del blog) e La Fucina - è in conflitto d'interessi? Ha, insomma, una ragione economica a ricevere sui siti di cui è "direttamente o indirettamente proprietaria" (come scritto nella lettera) enormi flussi di visualizzazioni in seguito alle manovre del Movimento 5 Stelle? Partiamo da un presupposto, che riguarda uno dei conflitti d'interessi più famosi d'Italia, quello di Silvio Berlusconi. Proprietario di tre televisioni e leader di un partito politico (nonché, ovviamente, più volte presidente del Consiglio), è stato spesso accusato di utilizzare le sue tv a fini politici personali. La difesa del Cavaliere è sempre stata all'insegna del "da quando sono in politica non mi occupo delle mie tv".

Risposta che non è mai stata giudicata sufficiente dagli avversari, visto che il punto non era quello di fidarsi o meno di quanto sostenuto dal Cavaliere, ma che non ci fosse proprio la possibilità che il leader di un partito o un presidente del Consiglio potesse trovarsi in una condizione di conflitto d'interessi. La stessa cosa dovrebbe valere per Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio: hanno un interesse personale e/o economico a far schizzare in alto le visite ai siti di cui sono curatori o proprietari? Evidentemente sì, dal momento che sul blog di Grillo vengono pubblicizzati gli ebook della casa editrice Adagio, di proprietà della Casaleggio Associati. E dal momento che sempre sul blog sono presenti le pubblicità inserite in automatico da Google, da cui si generano guadagni in base ai clic. Clic che, ovviamente, aumentano all'aumentare delle visite.

Tutto questo significa che Grillo e Casaleggio siano in malafede? Ovviamente no, ma il sospetto è lecito. Che ci sia in corso un "conflitto d'interessi 2.0" non può essere escluso a priori. E, volendo pensar male, sarebbe anche una spiegazione a molti dei comportamenti dei leader del Movimento 5 Stelle. Ogni decisione del M5S deve passare da un sondaggio sul blog, il candidato presidente della Repubblica si decide sul blog, la legge elettorale del M5S si vota sul blog. I parlamentari del Movimento 5 Stelle non dovrebbero presentare emendamenti (come nel caso dell'abolizione del reato di clandestinità) perché prima si dovrebbe passare sul blog. Aggiungiamoci che, come segnalato nella lettera inviata al presidente della Camera, tutte le agitazioni cui il M5S ha dato vita in questi giorni hanno portato a una marea di clic sul blog. Con conseguenti picchi di traffico indiretto ai siti "cugini" TzeTze e La Fucina e molti clic agli adsense di Google e agli ebook della casa editrice di Casaleggio.

È evidente che fare rumore - sempre volendo pensar male - possa essere funzionale a tenere elevato il traffico dei siti in questione. Per la serie: "Tanto peggio, tanto meglio"; più la situazione politica italiana rimane caotica, più le visualizzazioni ai siti gestiti dalla Casaleggio Associati rimangono elevate. È normale che quella che si definisce "sede" di un movimento politico abbia al suo interno così tanta pubblicità? Il sospetto che dietro le manovre decise dai leader del Movimento 5 Stelle ci siano interessi economici può essere fondato o meno. Certo è che, se la trasparenza fosse effettiva, non si dovrebbe essere nemmeno nella posizione di far sorgere sospetti del genere.

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