Pd, oggi Direzione infuocata. Renzi-Letta, ultimo tango?

La gazzarra di questi giorni a Montecitorio e nel Parlamento europeo da parte dei “grillini” e dei “leghisti” ha l’unico obiettivo di alimentare il caos nella logica del “tutti a casa!” e del “tanto peggio tanto meglio” per fare il pieno di voti alle prossime elezioni europee di maggio.

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Le diversità del M5S e della Lega evaporano nella comune volontà di dare l’assalto al “sistema”, strumentalizzando tutto e tutti. Di fatto entrambi i partiti creano il terreno fertile per seminare nell’elettorato una posizione oltranzista contro l’Europa, contro l’euro, in funzione elettoralistica, con ripercussioni pesanti sulla realtà politica italiana.

Chi gode, al solito, è Silvio Berlusconi, che strizza l’occhio agli “antieuropeisti” più scalmanati, nell’esercizio del doppio gioco (o triplo?), utile a portare voti al proprio partito e alla sua coalizione, indebolendo gli avversari, a cominciare dal Partito Democratico.

Quel PD incapace di contrastare l’azione disgregatrice di cui sopra, partito fin qui più di ostacolo che di pungolo all’azione del governo Letta, di fatto tenuto in vita esclusivamente dalla volontà di Giorgio Napolitano nell’esigenza ribadita anche ieri della “continuità di governo” e quindi della “stabilità”. Il Pd non c’è come partito di “orientamento” del governo, come partito che convince l’opinione pubblica che il “nuovo verso” impresso da Matteo Renzi produca davvero atti concreti (riforme vere) di svolta nel Paese.

Insomma, in altre parole, il PD non dà fiducia, tant’è che pare affievolirsi – se non del tutto già spenta – la fiamma di speranza accesa con il trionfo del “rottamatore” alle primarie. L’immagine del pidì resta altalenante, un partito sempre diviso e indeciso fra l’annunciato salto in avanti chiaro sul da farsi (sul piano dell’identità, del programma, delle alleanze) e la permanenza nella palude dell’immobilismo, con il tonfo finale. Tutto ciò si traduce nei sondaggi, paradossalmente favorevoli a Berlusconi (Forza Italia e dintorni) e punitivi per il Pd a vocazione maggioritaria. Se si votasse oggi per le politiche, l’abbiamo scritto ieri, il centrodestra – grazie all’Italicum - farebbe cappotto, con il Pd ko e il Paese tornerebbe in mano a Berlusconi e ai suoi.

Dopo lo “strappo” di Grasso al Senato (parte civile nel processo contro Berlusconi per la nota compravendita di senatori) il Cav grida: “Così la pacificazione è impossibile”, mettendo altra legna sul fuoco per il caos annunciato.

Oggi alla importante Direzione del Pd, Renzi e Letta sono chiamati a un confronto aperto e chiarificatore. E’ evidente che c’è molto di strumentale (anche nel Pd) nelle posizioni di chi spinge per Renzi premier subito al posto di Letta. Un modo per mettere in difficoltà il segretario pidì, facendogli gettare la maschera del “vorrei ma non posso”, mettendogli in mano il cerino acceso, togliendogli ogni alibi con il perentorio invito: “Vuoi la bicicletta? Eccola, adesso pedala!”. Un passaggio difficile anche per Renzi: se rimane in questa posizione da “pierino” rischia alla fin fine di bruciarsi a fuoco lento e di piombare (con un insuccesso elettorale nelle Europee) nel tritacarne, se fa il grande passo per l’ingresso immediato a Palazzo Chigi rischia di far saltare tutto diventando il capro espiatorio di un caos annunciato, con Napolitano di traverso.

Serve chiarezza da parte di Renzi e di Letta. Il premier dica come cambiare passo all’azione del suo governo. Il secondo dica come il Pd “spinga” sulle riforme per far girare il motore dell’esecutivo al massimo, senza romperlo. Basta con il teatrino ad uso e consumo delle beghe personali e delle faide interne al Pd! Matteo ed Enrico, giù la maschera! E’ l’ora di dire chiaramente agli italiani cosa volete e cosa volete fare di questa Italia sempre sull’orlo del precipizio.

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