Direzione Pd. Il 20 febbraio si discuterà sullo schema del governo

Attesa la relazione di Matteo Renzi e l'intervento del premier Letta


Relazione conclusiva di Renzi a chiudere la direzione del Pd. Il segretario ha fatto una importante apertura nei confronti della minoranza del partito, che chiede una parola decisa sul futuro del governo. Tutto è però rimandato al 20 febbraio, quando il partito tornerà a riunirsi e potrà discutere sullo "schema" dell'esecutivo. Ha spiegato Renzi:

Io sto allo schema che ci pone il presidente del Consiglio, io sto allo schema dell'aprile del 2013. Si diceva 18 mesi, ne mancano 8. Se qualcuno vuole cambiare schema, se il presidente del consiglio vuole assumersi questa responsabilità o se qualcuno nella direzione vuole proporre altre cose, io non ho alcun problema

Letta: "Non dobbiamo limitarci a galleggiare"


Dopo la relazione di Renzi, è stata la volta del premier Letta sul palco della direzione Pd. Letta ha evitato qualsiasi collisione con il segretario del partito, dichiarandosi anzi d'accordo con lui su vari punti. In primis, sull'analisi del M5S, che secondo entrambi ha intrapreso questa strategia d'attacco perché "ha paura delle riforme". E poi ha concordato anche sulla necessità di rendere più incisiva l'azione di governo "Galleggiando non si risolve niente".

Ci sono due grandi questioni - riforme ed economia - che sono quelle che nel 2014 abbiamo la grande opportunità, di portare a soluzione. Se ci riusciamo questa nostra comunità salva il Paese nei punti in cui è affondato e torna in contatto con il Paese. Se non riusciamo in questa complessa operazione, i problemi che hanno portato al voto di febbraio resteranno tutti lì

Direzione Pd. Renzi: "Non possiamo avere paura di Berlusconi"


È Matteo Renzi ad aprire la direzione Pd odierna con una relazione tutta all'attacco, ma allo scopo di difendersi dalle accuse che gli sono piovute addosso dopo l'accordo sull'Italicum con Berlusconi. Il segretario Pd parte dall'alleanza tra centrodestra e Casini che potrebbe portare la coalizione guidata da Berlusconi a vincere le prossime elezioni grazie al premio di maggioranza deciso da Renzi:

Le elezioni si vincono o si perdono se si prendono i voti non se si cambia sistema elettorale. Se si andasse alle elezioni con l'Italicum e un'alleanza Berlusconi-Bossi-Casini ci battesse il problema saremmo noi. Se dopo 20 anni la nostra capacità di prendere i voti è tale che basta che Casini vada si là e Bossi stia con Berlusconi per impaurirci, il problema ce l'abbiamo noi

Inevitabile poi il riferimento al rimpasto di governo:

Il Pd non deve chiedere un rimpasto. Perché io penso che l'idea che uno vince il congresso e il giorno dopo chiede di avere un governo più assomigliante a se stesso, sia un meccanismo che avesse un senso solo nella prima repubblica e non adesso


in materia quindi decide Letta, "se ritiene che le cose vadano bene come stanno andando, che vada avanti. Se ritiene che ci siano dei cambiamenti da apporre, affronti il problema nelle sedi politiche e istituzionali"

E poi ovviamente le riforme. Renzi ha portato la proposta per il nuovo Senato, che diventerà una Camera delle Regioni, ma ha detto che in materia non porrà paletti e aprirà la discussione interna.

La Direzione Pd sul futuro del governo


Comincerà oggi alle 16:30 nella sede del Pd la direzione che vedrà il faccia a faccia tra il premier Enrico Letta e il segretario Pd Matteo Renzi. Sembra definitivamente tramontata l'ipotesi di una staffetta tra i due a Palazzo Chigi, un po' per l'intervento di Napolitano in favore della "continuità", un po' perché Renzi non ha intenzione di "bruciarsi" in un governo che giocoforza dovrebbe reggersi sui voti del Nuovo CentroDestra e dei centristi.

Perciò i possibili sbocchi della direzione di oggi sono un rimpasto di governo, o una rottura che potrebbe portare a un inasprimento della guerra sotterranea tra segretario e premier e perciò a una lenta fine del governo. Quel che è certo è che i due parleranno alla direzione e forse si parleranno, cercando una soluzione condivisa. L'ipotesi che al voto vadano due mozioni diverse, una facente capo a Renzi e una a Letta, viene ventilata come il segno della possibile spaccatura definitiva del partito.

Non si sa ancora quando parlerà Letta, c'è chi dice che terrà l'intervento di apertura, e chi dice che aspetterà la relazione di Renzi per poi rispondere punto su punto. Sul tavolo la legge elettorale, la riforma del Senato, del titolo V della Costituzione, e il Job act, ma sotto sotto c'è sempre il tema del rimpasto del governo o il Letta-bis. Renzi in realtà non vorrebbe parlarne, preferirebbe restarne fuori ripetendo il mantra secondo cui a lui interessa solo che si facciano le riforme. Ma Letta invece parla di questa direzione come di una "tappa fondamentale": ergo, vuole che il segretario Pd ci metta la faccia.

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