Nuovo Senato: come funziona e cosa cambia

I punti principali della riforma che porterà alla nascita del nuovo Senato.

Come funziona e cosa cambia con il nuovo Senato che nascerà (dovrebbe nascere, almeno) grazie alla bozza lanciata da Matteo Renzi? La riforma di Palazzo Madama fa parte dello stesso "pacchetto" concordato tra il segretario del Pd e Silvio Berlusconi che dovrebbe far sorgere anche la nuova legge elettorale Italicum e da cui si attende anche la riforma del titolo V della Costituzione. Ecco i punti principali.

Il testo di partenza prevede che nel nuovo Senato seggano 120 massimo 150 senatori, senza retribuzioni e non eletti. E senza neanche la possibilità di dare la fiducia al governo. Insomma, la seconda camera perderebbe buona parte dei suoi poteri e delle sue funzioni, con il risultato che i meccanismi di legiferazione dovrebbero uscirne decisamente semplificati (non ci sarebbe più il rimpallo delle leggi tra Camera e Senato) e contemporaneamente si rafforzerebbe anche la stabilità del governo in carica.

Chi farà parte del nuovo Senato

Come detto, nel nuovo Senato entreranno 150 persone, 108 sindaci dei comuni capoluogo, 21 presidenti di regione e 21 esponenti della società civile che vengono temporaneamente cooptati dal Presidente della Repubblica per un mandato, tutti senza stipendio. Gli attuali senatori a vita continueranno a far parte del Senato, ma in futuro ci saranno solo senatori onorari, non eletti a vita e anche loro senza retribuzione.

I poteri del nuovo Senato

Nessuna possibilità di dare fiducia al governo, il nuovo Senato potrà occuparsi solo della legislazione regionale e delle autonomie. Non solo: sarà il Senato a occuparsi dei rapporti con l'Europa e dovrà controllare che le leggi che hanno un'influenza diretta sui territori vengano applicate correttamente. Rimarrebbe, invece, il potere di eleggere il presidente della Repubblica, i membri della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura. Oltre a questo il Senato avrà uguali poteri rispetto alla Camera per le leggi che riguardano i diritti fondamentali dei cittadini. Potrebbe avere anche voce in capitolo sulla legge di stabilità, ma questo è ancora da decidere. Resta fermo il punto secondo cui sarà la Camera ad avere l'ultima parola.

Le spese del nuovo Senato

Nessuna retribuzione fissa per i senatori (al massimo un gettone di presenza) e anche unificazione dell'amministrazione che gestisce le due camere. Il che significa che i funzionari del Senato, quando andranno in pensione, non saranno sostituiti. Oggi, invece, è tutto doppio: due uffici stampa, due amministrazioni dei siti web, due uffici per la gestione del bilancio, ecc. ecc. Una semplificazione resa necessaria anche dal fatto che l'impegno per i senatori sarà ridotto a una/due riunioni al mese.

Come si farà la riforma del nuovo Senato

La strada da seguire è quella delle "larghe intese" tra Pd e Forza Italia che includono anche la legge elettorale e la riforma del titolo V, in modo da provare a raggiungere i due terzi necessari per evitare il referendum confermativo che potrebbe affossare la riforma. Al lavoro sulla bozza sono il ministro Delrio e la responsabile riforme del Pd Boschi, assieme a Denis Verdini e Raffaele Fitto di Forza Italia. Al di là delle due forze maggiori, e maggiormente impegnate sul testo, si cercherà comunque di raggiungere un'intesa la più ampia possibile, coinvolgendo anche Sel e il Nuovo Centrodestra di Alfano.

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