Matteo Renzi primo ministro e la staffetta con Enrico Letta

L'ipotesi si fa strada. Ma il tutto sembra più che altro una trappola che permetta a Ncd di restare al governo e alla minoranza Pd di far fuori l'avversario.

Ma davvero Matteo Renzi potrebbe essere disposto a prendere il posto di Enrico Letta come premier di un rinnovato governo delle larghe intese? La voce continua a circolare, molto probabilmente si tratta di una sparata, ma resta il fatto che ieri durante la direzione Pd non si è alzata una voce netta da parte del segretario per escludere l'ipotesi. Anzi, la proposta di "riunirsi tra venti giorni e decidere che fare nei confronti del governo" sembra quasi contenere al suo interno anche la possibilità della staffetta con Letta.

Da tempo, d'altra parte, Scelta Civica e Nuovo Centrodestra chiedono a Renzi con insistenza di entrare a far parte del suo governo. La richiesta, però, si limitava a un rimpasto che permettesse a qualche renziano di entrare nell'esecutivo. Il tutto allo scopo di rendere il segretario Pd più organico e meno battitore libero. Dopo qualche tempo - e dopo che l'ipotesi era stata esclusa dallo stesso Renzi - si è cominciato anche a parlare della possibilità che Renzi diventasse addirittura premier. Il terzo di fila non scelto dall'elettorato (dopo Monti e Letta) nella speranza che il suo carisma potesse risollevare le sorti disgraziate di queste nuove larghe intese.

Già, ma chi ha chiesto a Renzi di passarsi il testimone con Letta? La richiesta è arrivata proprio da alcuni esponenti del Partito Democratico e per la precisione da Gianni Cuperlo - leader dell'opposizione a sinistra di Renzi - e dai suoi giovani turchi. Il che dovrebbe già fugare ogni dubbio sulle vere intenzioni di chi chiede al segretario di prendere un'iniziativa del genere: Scelta Civica e Ncd si garantirebbero di restare al governo - che loro proprio fretta di andare al voto non ne hanno, vista la batosta che rischiano di prendere - e la minoranza Pd spera in qualche modo di bruciare quello che, per loro, al momento è un avversario imbattibile. Che il tutto sia una trappola, insomma, è abbastanza evidente.

Il problema è che sembra (sembra) che Renzi ci stia meditando su. La tentazione Palazzo Chigi è evidentemente molto forte, e nemmeno i fallimento storici come quello di D'Alema - la cui esperienza da premier senza passare dal voto ha irrimediabilmente compromesso la sua carriera politica - aiutano a escluderla a priori. E questo nonostante la manovra sarebbe l'esatto contrario dell'immagine che Renzi ha costruito di sé, come riassume bene Michele Serra su Repubblica:

Renzi, per come ha architettato la propria figura politica, ha una sola funzione e una sola speranza: fare la riforma elettorale, vincere le elezioni e dunque andare a Palazzo Chigi per volontà popolare e non per una trama di potere o un barbatrucco istituzionale. Non può permettersi vittorie "a tavolino", gradini facilitati, promozioni sospettabili dell'improvviso favore, o cedimento, della vecchia nomenclatura. È lui stesso che si è costurito così ed è per questo che ha avuto, alle primarie, i voti che ha avuto: anche i perplessi lo hanno scleto perché prometteva battaglia in campo aperto, non accordi di retrobottega.

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