Ore 12 - D'Alema e Marini spingono la "maggioranza silenziosa" contro Veltroni, capo del partito "fru fru"

altroDi due come Dario Franceschini e Antonello Soro, che lo bacchettano per le critiche mosse alla leadership del Pd, Massimo D’Alema non si preoccupa. Anzi, se ne frega.

L’ex premier ed ex ministro degli Esteri sa che Silvio Berlusconi e il suo governo hanno il vento in poppa mentre il Partito democratico è con l’acqua alla gola.

Il sindaco di Venezia Massimo Cacciari ha lanciato per primo l’allarme: “Se i sondaggi sono veri e alle elezioni di primavera scendiamo sul 28%, le dimissioni di Veltroni sarebbero immediate e il Pd si scioglierebbe. E’ un partito senza strategia. Ufficializzare le correnti e andare al congresso. Se si va avanti così è la fine”. Incalza l’ex ministro Paolo Gentiloni: “Attenti, senza svolta il Pd si scioglie”.

Spinto da mezzo partito deluso, sbandato e “incazzato”, alla Festa di Firenze D’Alema è tornato a ruggire, prendendo di petto Veltroni, attaccando la linea e la gestione del partito, proponendo un nuovo centrosinistra, lanciando la propria disponibilità a tornare a riprendere il bastone del comando.

Franco Marini, quando afferma che non condivide la linea di Parisi ma dice che però “è l’unica che c’è”, quando dice “basta col partito fru fru: meno immagine e maggior decisionismo”, quando vuole privilegiare il rapporto con il “centro”, significa che ha dissotterrato l’ascia di guerra.

Insomma, si capisce bene che il nuovo asse D’Alema-Marini è pronto. Ed è pronto a cuocere fino in fondo Veltroni (“intanto lo vogliono buttar giù dalla padella alla brace” – ghignano nel partito) e a prepararne la sostituzione, forse addirittura la defenestrazione.

Cresce il partito del “mugugno”, come se la democrazia fosse libertà di mugugno. La “maggioranza silenziosa” è in pieno fermento. Veltroni, artefice della convivenza opportunistica, è in difesa: “Basta segare il nostro albero. Se cade, non ci sarà altro”.

Siamo oramai alla stretta finale. Fassino, la Finocchiaro, Rosy Bindi chiedono a Veltroni una gestione collegiale, di far entrare nella tolda di comando del Pd i vari D’Alema, Marini, Rutelli, Parisi. In altre parole, il commissariamento del partito, il segretario sotto tutela.

A Firenze Veltroni risponderà. Ma a D’Alema e compagni, del discorso del segretario, non importerà un fico secco. Il cont-down è partito.

Ma dov’è il nuovo gruppo dirigente “credibile”, che ha saputo conquistarsi una forte autorità nel partito e nel paese?

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