Bosnia: è rivolta, a Sarajevo incendiati gli edifici governativi

Tutto è cominciato a Tuzla, dove molti lavoratori hanno perso il posto di lavoro. Ora i tumulti sono in almeno 33 città.

Centinaia di feriti e decine di arresti: al terzo giorno di protesta sociale, la Bosnia si ritrova di nuovo immersa in una vera e propria battaglia. A distanza di 20 anni da quella sanguinosa del 1995. A Sarajevo, in particolare, i manifestanti hanno assaltato negozi, edifici del governo e automobili, venendo poi a contatto con la polizia.

Zejko Komsic, membro della presidenza della Bosnia - Erzegovina, parla del Paese come di un vulcano solo sopito negli ultimi quattro lustri: "Da tempo ci si aspettava una cosa del genere in Bosnia - Erzegovina. E' successo. E adesso? Se qualcuno si deve dimettere, che si dimetta". Le proteste erano iniziate a Tuzla, dove molti lavoratori hanno perso il posto in seguito a sospette privatizzazioni aziendali.

La scintilla ha acceso un incendio che ora sarà difficile domare. Anche perché è in questo Stato il più alto tasso di disoccupazione dei Balcani, con il 44 per cento dei cittadini che non hanno un lavoro. Secondo stime dell'Organizzazione internazionale del Lavoro, tra i giovani la disoccupazione sfiora addirittura il 60 per cento. Tanto, troppo.

Come detto, a Sarajevo, sono stati dati alle fiamme gli edifici governativi. Migliaia di persone hanno deciso di dare il loro sostegno a chi non ha un lavoro scendendo in piazza. Anziani, studenti: tutti uniti contro l'inerzia della classe politica. Almeno 33 le città in cui si sono scatenati tumulti. Nel 1995, come detto, l'ultimo grande scontro in Bosnia nella guerra 1992 - 1995, con oltre 100 mila morti. La situazione è chiaramente meno grave, adesso, ma bisogna intervenire per evitare che si possa scatenare un'altra guerra civile.

Proteste in Bosnia

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