Siria, proiettili e colpi di mortaio sugli aiuti Onu

L’attacco al convoglio umanitario ha violato la tregua decisa nei colloqui di Ginevra 2

Nel conflitto che da quasi tre anni insanguina la Siria, le violazioni ai trattati internazionali sono ormai all’ordine del giorno. Secondo questa logica, anche gli accordi di Ginevra 2 sulla tregua a Homs, per consentire le operazioni di evacuazione e soccorso dei convogli umanitari, sono diventati carta straccia.

Nonostante un accordo di cessate il fuoco di tre giorni, un convoglio di aiuti della Mezzaluna Rossa è stato oggetti di un attacco, nella giornata di ieri.

Sono profondamente dellusa dal fatto che la pausa umanitaria di tre giorni, concordata fra le parti in conflitto, si sia rotta oggi e gli operatori umanitari siano stati deliberatamente colpiti. Gli eventi di oggi sono un duro monito riguardo ai pericoli che i civili e gli operatori umanitari si trovano ad affrontare ogni giorno in tutta la Siria,

ha dichiarato il sottosegretario per gli Affari umanitari e coordinatore delle emergenze dell’Onu, Valerie Amos.

L’attacco di ieri, sabato 8 febbraio, ha messo a rischio l’intervento dell’Onu che dovrebbe portare cibo e farmaci a 2500 persone nella città vecchia di Homs ed evacuare donne, anziani e bambini. La Mezzaluna Rossa ha detto che i colpi di mortaio sono finiti vicini a un suo camion, ferendo uno dei suoi piloti.

Valerie Amos ha chiesto che le fazioni impegnate nel conflitto consentano, secondo gli accordi, una tregua per garantire aiuti ai civili.

Ieri, dopo il tramonto, nove veicoli della Mezzaluna Rossa sono rimasti intrappolati a Homs per diverse ore ed è stato in questo momento che due camion sono stati danneggiati da proiettili e colpi di mortaio. Nonostante l’attacco, la squadra è riuscita a consegnare 250 pacchi alimentari, 190 kit per l’igiene e medicinali per le malattie croniche. Come in occasione dell’utilizzo delle armi chimiche nell’agosto dello scorso anno, anche in questo caso la violazione dell’accordo ha scatenato un rimpallo di responsabilità: le truppe filo-governative hanno accusato dell’attacco i ribelli e questi hanno detto che l’attacco è stato frutto di un’iniziativa dei militari fedeli ad Assad.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani cinque persone sarebbero morte a causa de colpi di mortaio. L’accordo umanitario sulla tregua di Homs è stato il primo risultato concreto dei colloqui avviati a Ginevra a fine gennaio, per cercare di porre fine a un conflitto che in quasi tre anni ha già fatto 136mila vittime.

60mila combattenti stranieri in Siria: con o contro Assad

Intanto, secondo un articolo di Riad Qahwaji, pubblicato sul quotidiano panarabo al Hayat, sarebbero circa 60mila i combattenti stranieri jihadisti, sunniti e sciiti, a fianco delle milizie anti-regime e di quelle fedeli a Bashar al-Assad: fra questi spiccherebbero i mujaheddin filo-regime che sarebbero circa 40mila.

Qahwaji, esperto di questioni militari e strategiche, cita fonti autorevoli presenti al Forum internazionale sulla sicurezza che si è svolto a Marrakech, il 25 e 26 gennaio scorsi. Fonti secondo le quali circa 40mila miliziani sciiti (provenienti da Iran, Iraq, Libano, Yemen, Afghanistan, Azerbaijan e Pakistan) sarebbero giunti in Siria per sostenere la repressione della rivolta. Sul fronte opposto, quello dei ribelli, si stimano circa 8mila miliziani sunniti provenienti da Libia, Tunisia, Algeria e Marocco, 5mila da numerosi paesi europei e altre migliaia originari di altri Paesi musulmani per un totale di 20 mila unità.

Video | Youtube

Via | Al Jazeera | Ansa

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