Marò: la Corte indiana rinvia la decisione. Mauro: "Rientro in India fu un grave errore"

La titolare della Farnesina durissima con l'India: "Non possono politicizzare il caso".

Aggiornamento ore 15:45 - Arrivato in terra d'India, il ministro della Difesa Mario Mauro ha aspramente criticato la linea tenuta dal governo Monti nella vicenda dei due fucilieri, spiegando come il rientro in India dei due militari fu una scelta scellerata dell'esecutivo di allora: Mauro parla di "vergognoso errore" nel quale sarebbe incappato il Presidente del Consiglio Monti e degli allora ministri Giampaolo Di Paola e Corrado Passera.

Intervenendo ad una conferenza stampa organizzata da Fratelli d'Italia, Mauro ha spiegato che in particolare fu l'intervento di Passera a ribaltare la decisione, già presa, di trattenere i marò in Italia, una decisione fondata su motivazioni di natura economica, dei danni che avrebbero subito le nostre imprese e dalle reazioni indiane.

"Fa bene l'Italia a far sentire la sua voce nel consesso internazionale: questo ulteriore rinvio rivela la fragilità della giustizia indiana; l'assenza dei capi d'imputazione fa a pugni con lo stato di diritto e con la correttezza di rapporti tra due democrazie sovrane."

ha spiegato all'Ansa.

Aggiornamento ore 10:37 - Il Ministro degli Esteri Emma Bonino afferma che il fascicolo Marò sarà oggi protagonista sul tavolo del Consiglio europeo dei ministri degli esteri:

"L'accusa di terrorismo non è pensabile per un Paese che assume la presidenza dell'Unione tra pochi mesi [...] Pensiamo anche ad ricorso al tribunale delle Nazioni Unite."

ha spiegato Bonino, che sarà a Bruxelles per fare pressioni sull'Unione affinchè si lavi preventivamente l'onta di una presidenza "macchiata" da assurde accuse di terrorismo. A Nuova Delhi l'avvocato Rohatgi, che difende i due fucilieri italiani, ha spiegato come sia impensabile l'applicazione del Sua Act e come questa decisione sia l'ennesimo tassello nella gestione assurda dei capi d'accusa da parte della procura indiana:

"I giudici hanno realizzato che c'è un problema: la soluzione proposta dal Procuratore generale di utilizzare un Sua Act dimezzato non funziona. [...] Ci stiamo battendo e continueremo a batterci."

Aggiornamento 10 febbraio 2014, ore 9:34 - La Corte suprema indiana ha rinviato la decisione sul caso dei Marò, fissando una nuova udienza per martedì 18. Intanto, è un vero e proprio valzer d'indignazione quello che si alza dal governo italiano dopo la notizia della decisione da parte della corte indiana di processare i Marò come terroristi, escludendo tuttavia la pena di morte dal ventaglio di possibili soluzioni penali.

Questa mattina palazzo Chigi ha pubblicato una nota, la prima così netta e forte da due anni a questa parte, descrivendo la propria indignazione e definendo "inaccettabile", come ieri anche il ministro Bonino al Tg1, la decisione della Corte indiana:

"Il capo d’imputazione presentato oggi in India dall’Attorney General, che prevede di giudicare il caso dei due fucilieri di marina italiani sulla base della legge antipirateria (SUA) è assolutamente sproporzionato e incomprensibile: assimila l’incidente a un atto di terrorismo. L’Italia non è un Paese terrorista.

Qualora fosse convalidata dalla Corte Suprema, questa tesi sarebbe assolutamente inaccettabile. Si tratterebbe di una decisione lesiva della dignità dell'Italia quale Stato sovrano, di cui i due Fucilieri della Marina sono organi impegnati nel contrasto alla pirateria conformemente alla legislazione italiana, al diritto internazionale e alle decisioni rilevanti del Consiglio di sicurezza dell'ONU.

Si tratterebbe di un esito di estrema gravità, sconcertante e contradditorio. Esso comporterebbe conseguenze negative nelle relazioni con l’Italia e con l’Unione Europea, con ripercussioni altrettanto negative anche sulla lotta globale contro la pirateria.

Il Governo italiano chiede che la Corte Suprema, nella propria seduta del 18 febbraio prossimo, decida di portare il caso nella sua corretta dimensione, in ottemperanza con la sentenza del 18 gennaio 2013 della stessa Corte che ha escluso la SUA tra le normative di riferimento ammesse per questo giudizio.

Alla luce della decisione della Corte Suprema, il Governo si riserva di assumere ogni iniziativa. Dopo due anni senza un capo d’accusa, non intendiamo recedere dal nostro obiettivo di riportare quanto prima a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e di vedere riconosciuti la loro dignità ed i loro diritti."

Mentre il ministro De Mauro è arrivato a New Delhi per stare accanto ai due fucilieri di Marina, la procura asiatica ha confermato la richiesta dell'applicazione della legge Sua Act senza pena di morte, mentre la difesa italiana si è duramente opposta a qualsiasi ipotesi di legge antipirateria. L'ambasciatore De Mistura ha inoltre dichiarato di aver riproposto "con forza" la richiesta di rientro in Italia dei Marò, almeno fino a quando non sarà formulato un definitivo capo d'accusa (che manca da due anni).

Marò, Bonino: "Inaccettabile applicazione legge antiterrorismo"

Il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, ai microfoni del Tg1 torna sulla vicenda dei due marò che si trovano in India da ormai un paio d'anni: "Se saranno confermate le indiscrezioni, che vogliono i due militari processati come terroristi, ci troveremo in una situazione inaccettabile perché è certo che i due marò non sono terroristi, né lo è lo Stato italiano che essi rappresentavano".

Bonino sottolinea come l'Italia abbia comunque da giocarsi "parecchi assi nella manica, che valuteremo con calma, gradualità e grande determinazione". Ieri la notizia che i due fucilieri non rischieranno comunque la pena di morte, anche se saranno giudicati con il Sue Act, che in India viene utilizzata come legge antiterrorismo. Bonino ha aggiunto: "Se l'India continuerà su questa strada, reagiremo con tutte le opzioni necessarie".

Opzioni che il governo italiano non ha al momento intenzione di rivelare: "Tutte le carte sono sul tavolo, a partire dalla forte alleanza internazionale e non solo europea che abbiamo costruito con grandissimo lavoro e che non era affatto scontata. Utilizzeremo appieno questo sforzo E' certo che New Delhi non può politicizzare questo caso". I due marò, secondo i media indiani, rischierebbero fino a dieci anni di prigione se venisse utilizzato il Sue Act.

Ma Bonino è durissima sull'argomento: "Politicizzare i casi è una tentazione che hanno in molti, certamente è vero che l'India è in campagna elettorale e queste sono ricostruzioni anche plausibili. Ma il punto è un altro, il punto è lo stato di diritto e la legge. Comunque siano le cose, le elezioni da noi o da loro, ciò non deve essere fatto pagare ai due militari del nostro Paese".

Emma Bonino

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