Un anno fa le dimissioni di papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger

A un anno dalla decisione “di grande importanza per la vita della Chiesa” di papa Benedetto XVI.

Era l’11 febbraio 2013 quando papa Benedetto XVI annunciava che si sarebbe dimesso da pontefice. Un annuncio immediatamente battuto dall’ANSA, grazie alla prontezza della vaticanista Giovanna Chirri, che ha fatto il giro del mondo e ha aperto uno scenario nuovo, a memoria d’uomo, nella storia della chiesa cattolica: un papa dimesso e uno nuovo che doveva arrivare. Un anniversario che non può certo passare sotto silenzio, non fosse altro perché con le sue dimissioni, papa Benedetto ha dato il via al Conclave che ha portato all’elezione di papa Francesco.

Per monsignor Georg Ganswein (che riveste il ruolo unico di essere contemporaneamente segretario di due papi), tanto Benedetto XVI non è stato compreso dai suoi contemporanei, quanto la Storia gli darà ragione:

È chiaro che umanamente, diverse volte è stato doloroso vedere che ciò che scrivono [i media] sull’operato non corrisponde concretamente a ciò che è stato fatto. Ma la misura dell’operato, la misura dell’agire non è quello che poi scrivono i mass media ma e’ ciò che è giusto davanti al Signore e davanti alla coscienza.

Monsignor Ganswein è senza dubbio di parte, però non ha tutti i torti: papa Benedetto XVI fin dal primo momento è stato malvisto dall’opinione pubblica e questo non gli ha reso certo facile rivestire un ruolo che di per sé è già difficile.

L’anniversario odierno potrebbe essere anche un “anniversario dei veleni”: stando al cardinal Tarcisio Bertone, potrebbero uscire dei nuovi documenti di Vatileaks (nuovi per l’opinione pubblica, ma già noti dal 2012) che potrebbero essere l’ultimo sussulto di una Curia che poco ha di evangelico e che, con papa Francesco, sta ricevendo una purificazione non da poco.

Tra tutte le speculazioni possibili e immaginabili che sono state fatte e che si faranno non solo oggi, ma anche negli anni futuri, rimangono le parole che Benedetto XVI pronunciò quella mattina dell’11 febbraio 2013:

Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.

Un gesto di lucidità che, lasciatemelo dire, solo un tedesco poteva compiere: e per quanto si sia sempre additato Joseph Ratzinger come un conservatore di ferro, le sue dimissioni sono state qualcosa di innovativo che hanno aperto le porte della chiesa cattolica alla modernità. Quello di Benedetto XVI è stato, infine, un gesto che rammenta a tutti i credenti che la figura del papa passa e quella della chiesa resta (da tenere presente soprattutto per quanti oggi, a distanza di un anno, hanno fatto del papa – e di papa Francesco in particolare – un oggetto quasi di culto).

In conclusione, ecco il tweet di papa Francesco sul suo predecessore:


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