Elezioni politiche 2014: si vota a ottobre?

Letta sempre più in difficoltà. Renzi, Berlusconi e Alfano d'accordo sul voto. Ma c'è l'incognita del semestre europeo.

Elezioni politiche nel 2014? L'ipotesi sembra abbastanza ardua da sostenere, per varie ragioni. La prima è che da luglio a dicembre sarà l'Italia ad avere la presidenza di turno dell'Unione Europea (e sono mesi in cui è fondamentale dare prova della celebre "stabilità"), la seconda è che già a maggio si andrà a votare per le elezioni europee 2014, la terza è che prima è fondamentale fare le riforme che soprattutto Matteo Renzi si è impegnato a portare a termine (la nuova legge elettorale Italicum e il nuovo Senato).

Questi, quindi, gli ostacoli che sembrano rendere impossibile un voto già nel 2014. Eppure continuano a circolare ipotesi in questo senso. E la ragione per cui non si può dare per scontato che si vada alle urne solo nella primavera 2015 è una soltanto: il governo Letta non ha la forza per tirare avanti ancora un anno. La potrebbe trovare, la forza, solo se Renzi decidesse di entrare al governo con i suoi ministri e desse il via a una fase completamente nuova di governo. Ma si sa che il segretario Pd non ha intenzione di bruciare in questo modo la sua popolarità, e tanto meno di bruciarsi completamente dando vita alla teorizzata staffetta con Enrico Letta.

Il premier Letta può anche lanciare una nuova fase con un mini-rimpasto, ma questo non sarà sufficiente per tirare avanti oltre un anno. Tanto più che i suoi rivali e i suoi sostenitori sono tutti a favore (esplicitamente o meno) del ritorno alle urne il prima possibile: Renzi per non sprecare la sua dote di consensi, Alfano perché si è accorto che far parte di queste larghe intese sta facendo diminuire giorno dopo giorno la sua percentuale nei sondaggi politici, Berlusconi perché tanto non ha nulla da perdere. E quindi: election day accorpato alle Europee garantendosi così un bel risparmio? Assolutamente no, perché prima è indispendabile varare le riforme. Quella della legge elettorale, per evitare che il proporzionale puro uscito dalla revisione dela Corte Costituzionale costringa a una scontata riedizione delle larghe intese. Quella dell'abolizione del Senato, per regalare a chi ne sarà promotore (Renzi in primis) una bella dose di popolarità.

Ragion per cui non restano molte altre chance - se davvero si dà per scontato che Letta non abbia la forza per durare un altro anno (abbondante) ancora - se non quella del voto a ottobre. In modo che ci sia il tempo (comunque ridotto) per votare le riforme e poi andare alle urne. Con buona pace di Napolitano (che sicuramente non gradirebbe) e della "stabilità" durante il semestre europeo. Che, visto come si stanno mettendo le cose, potrebbero al massimo essere sei mesi di immobolismo.

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