Il governo Monti? Napolitano lo progettava dal giugno 2011

E ora il centrodestra grida al complotto contro Berlusconi


Proprio pochi giorni fa il presidente della Repubblica Napolitano ha tenuto a ribadire che i governi Monti e Letta non sono stati un suo "capriccio", bensì una risposta alla situazione politica ed economica che si era venuta a creare. Ora però una ricostruzione contenuta nel libro di Alan Friedman "Ammazziamo il gattopardo", in prima pagina sul Corriere di oggi, getta una nuova luce sul cambio di governo avvenuto nel 2011.

Un cambio di governo, lo ricordiamo tutti, che avvenne in maniera sorprendentemente lineare e non traumatica, nonostante fino a quel novembre il grande pubblico conoscesse forse solo per sentito dire il nome di Mario Monti, e di certo fino a poche settimane prima nessuno si aspettava potesse sostituire Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. La repentinità di quel cambio – ufficialmente motivato con lo spread ai massimi livelli e la necessità di un governo di unità nazionale che facesse riforme necessarie e difficili – potrebbe essere spiegata dal fatto che la sostituzione era nelle idee del Quirinale già quattro o cinque mesi prima.

Era il giugno 2011 quando Mario Monti – all'epoca solo preside della Bocconi, editorialista del Corriere ed ex commissario europeo – parlò con due cari amici, Romano Prodi e Carlo De Benedetti, spiegando di aver ricevuto una telefonata di Giorgio Napolitano che gli chiedeva la disponibilità per diventare premier di un governo tecnico. Prodi racconta di avergli detto che non poteva tirarsi indietro, qualora la richiesta fosse diventata ufficiale. E Monti, intervistato da Friedman, ha ammesso i contatti.

Eppure in quel giugno 2011 non era ancora successo nulla di quanto poi portò alla fine del governo Berlusconi: lo spread era sotto controllo e la Bce manderà solo ad agosto la famosa lettera in cui chiede (impone) riforme economiche drastiche. Certo, il governo Berlusconi dopo la fuoriuscita dei finiani è debole e sotto ricatto di pochi parlamentari, visto che i numeri al Senato sono risicati, ma è sempre sopravvissuto ai voti di fiducia. E certo, è sicuramente inviso ai partner europei – Francia e Germania in testa – ma questo non dovrebbe influenzare la politica interna.

E invece Napolitano – forse anticipando quello che sarebbe successo di lì a pochi mesi – cominciò a pianificare la successione a Palazzo Chigi. Successione che poi andrà eccezionalmente liscia: come ricordiamo tutti, il passaggio di consegne tra il Cavaliere e il Professore fu all'insegna del massimo fair play, Berlusconi si dimise senza gridare al golpe e appoggiò lealmente il nuovo governo almeno per qualche mese, prima di entrare in modalità campagna elettorale.

Per questo oggi risultano piuttosto strumentali le reazioni dei capigruppo di Forza Italia, Brunetta e Romani, e con loro dei quotidiani di centrodestra, che gridano al complotto e al golpe, dal momento che se di "golpe" si è trattato, è avvenuto con il loro appoggio e il loro voto, a prescindere dalla genesi di quella decisione. Inevitabili invece le richieste di chiarimenti al presidente Napolitano:

Ci domandiamo se sia rispettoso della Costituzione e del voto degli italiani preordinare un governo che stravolgeva il responso delle urne, quando la bufera dello spread doveva ancora abbattersi sul nostro Paese. Chiediamo al Capo dello Stato di condurre innanzitutto verso i propri comportamenti un’operazione verità

chiedono i capigruppo FI, esprimendo "sconcerto e amarezza".

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