Referendum in Svizzera, tutti i risultati

Non solo immigrazione, ma anche mobilità e diritti sanitari: ecco cosa hanno votato gli svizzeri ieri

Mentre si registrano le reazioni estere sui risultati del referendum di ieri in Svizzera, la vittoria del "Si" alla proposta di chiudere le frontiere all'"immigrazione di massa", si tende a dimenticare gli altri quesiti sui quali i cittadini elvetici si sono espressi nella recentissima consultazione popolare.

Se il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci scrive una lettera aperta a Matteo Renzi proponendo di aprire quantomeno un dibattito interno al PD sulla questione immigrazione il ministro degli Esteri Emma Bonino si è detta preoccupata dei risultati referendari:

"L'impatto si sta valutando, anche in termini quantitativi [...] è molto preoccupante sia per quanto riguarda l'Italia, sia per gli altri accordi con la Ue."

La questione sarà discussa oggi dal Consiglio Ue, dopo che anche la Germania, prendendo atto del risultato, si è detta preoccupata per gli effetti che il referendum potrebbe avere nei rapporti internazionali del Vecchio Continente.

Gli svizzeri non si sono recati alle urne, ieri, unicamente per farsi piovere critiche e perplessità addosso da ogni angolo d'Europa (il ministro degli esteri elvetico ha annunciato un tour nelle capitali europee per spiegare le ragioni della scelta): in totale erano tre i quesiti referendari sottoposti all'attenzione dell'opinione pubblica.

Il secondo quesito ha dato il via libera al decreto federale legato al finanziamento e all’ampliamento delle infrastrutture ferroviarie (FAIF), con il 71,76% di “sì” (e il 28,24% di “no”): un risultato che va nella medesima direzione del quesito sull'immigrazione, visto che i promotori hanno abilmente sfruttato la saturazione del sistema ferroviario svizzero additando il lavoratore straniero come causa principe dell'affollamento dei mezzi pubblici di trasporto.

L'ampliamento della rete ferroviaria elvetica viene così lanciata nell'elenco delle priorità della Confederazione, una notizia che l'ad di Fs Moretti ha così accolto:

"Manteniamo i normali rapporti, cercando di ricordare bene quali sono gli adempimenti che ognuno deve fare. [...] Noi guardiamo solo ai problemi di trasporto. [...] se si devono fare 30 chilometri sotto il lago di Lugano è un po' più difficile e non è un problema italiano."

Altro quesito sottoposto al voto della cittadinanza ha riguardato la proposta di cancellare i costi dell'interruzione volontaria di gravidanza dalla copertura dall’assicurazione sanitaria obbligatoria: l'iniziativa, che chiedeva che l'aborto e l'embrio-riduzione non siano più coperte dall'assicurazione obbligatoria di base, è stata bocciata dalla maggioranza dei cantoni.

Il testo è stato respinto da circa il 70% dei votanti, segno di come i quesiti etici (e il senso etico elvetico in materia di aborto) mostrino una Svizzera ancora molto progressista, rispetto tanti altri paesi (ad esempio l'Italia): solo nel 2010 sono state oltre 11mila le interruzioni volontarie di gravidanza in Svizzera.
La campagna per il “no” ha fatto leva sopratutto sul fatto che la nuova proposta rappresenta una minaccia ai diritti fondamentali della donna, che come sancisce l’Oms deve poter beneficiare del miglior stato di salute possibile.

Due scelte chiare, quelle dei cittadini svizzeri, a favore dell'ambiente e dei diritti civili, ma che contemporaneamente riescono a coniugarsi senza stridere con il tanto discusso voto sugli immigrati.

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