Homs, quarto giorno di evacuazione: le immagini dopo l'assedio di 600 giorni

Continua per il quarto giorno consecutivo l’evacuazione di Homs, la terza città della Siria.

Dal 7 febbraio scorso sono oltre 700 i civili che hanno lasciato, forse per sempre, le loro case di Homs, terza città della Siria prima del conflitto, oggi ridotta ad un cumulo di polvere e sangue, di incubi e orrore.

Dopo l'accordo raggiunto tra l'esercito di Assad, i ribelli e la comunità internazionale, e con la costante paura che una delle parti in causa (o una scheggia impazzita nella rivoluzione) possa tradire gli accordi, lentamente e mestamente migliaia di persone si apprestano a lasciare la propria casa, divenuta una scatola di bombe dalle mura opprimenti fatte di incubi.

Guardare le immagini di Al-Jazeera, della Cnn, della Bbc, che riprendono solo una parte di una diaspora devastante figlia di una guerra che ha prodotto quasi 3 milioni di profughi (9,5 milioni i civili che hanno dovuto abbandonare la loro casa), è come rivivere drammi che speravamo, con poca speranza, di non dover più raccontare. I 600 giorni di assedio incessante, continuo, sulla città, da parte delle truppe dell'esercito regolare di Bashar al-Assad, sono stati interrotti da una tregua la cui fragilità ancora non è chiara, ma che rivela una città completamente distrutta dalla follia dell'uomo.

L’8 febbraio la tregua è stata interrotta da alcuni scontri a fuoco in cui sono stati feriti quattro operatori umanitari e sono morte cinque persone. Le diverse fazioni si accusano a vicenda delle violenze: per 600 giorni i civili di Homs hanno vissuto senza medicine nè assistenza, razionando il cibo e l'acqua e spegnendo i sogni notturni per paura che l'orrore continuasse anche di notte, dentro di loro.

Gli evacuati di oggi si aggiungono agli 83 che hanno lasciato la città sabato e ai 611 che sono partiti ieri.

SYRIA-CONFLICT

Il governatore di Homs ha chiesto oggi di estendere la tregua per alti tre giorni, per permettere a tutti quelli che vogliono lasciare la città di farlo, senza rischiare la vita. Secondo il vice ministro degli Esteri siriano Faysal Miqdad, oggi a Ginevra per la ripresa dei negoziati di pace, ha detto che "50 persone, molte donne e bambini", sono state uccise in un massacro compiuto da "terroristi" nella provincia di Hama.

Secondo la ong Osservatorio internazionale per i diritti umani le vittime sarebbero 21 civili e 20 miliziani alawiti pro-regime, uccisi nel villaggio di Maan, ma la versione del ministro Miqdad è differente, volta a accusare senza appello le forze ribelli (che pure, oramai, contano come il due di picche).

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