Grillo attacca Napolitano: "Ora tutti sul carro dell'impeachment"

Il comico torna sull'impeachment e picca Napolitano. Ma la polemica è sterile

Era chiaro, e lo avevamo anche scritto questa mattina: era impossibile che non si scatenasse un polverone, dopo la lettura dei giornali di questa mattina.

L'articolo pubblicato dal Corriere della Sera, che narra di un Alan Friedman confidente di Monti, il quale gli rivela di una sorta di "complotto" ordito da Napolitano per far cadere il governo politico di Berlusconi e dare il via all'esperienza tecnica del professore, sta scatenando una vera e propria rivoluzione in Parlamento.

Il fatto è questo: M5s e Forza Italia (ma anche Fratelli d'Italia) hanno la medesima posizione su Napolitano. Anzi, Forza Italia si è messa lungo la scia dell'impeachment, questo grazie all'apporto del Giornale di oggi che ha proposto ai lettori "Tutti i golpe di Napolitano".

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Con un post pubblicato alle 18 di oggi Grillo si scaglia nuovamente contro il Presidente Napolitano, non disdegnando attacchi serrati a Monti e all'editore DeBenedetti: le parole dell'economista Friedman hanno letteralmente fatto infuriare Grillo, che dal blog tuona:

"Con un governo in carica, mai sfiduciato dal Parlamento, e con lo spread ancora sotto la soglia critica, Napolitano fa sapere a Monti che è candidato alla presidenza del Consiglio e Monti va in pellegrinaggio in Svizzera da De Benedetti a chiedere la sua benedizione."

Grillo, che prende per buone le parole di Friedman (in qualunque altro momento storico un economista come l'americano sarebbe stato tacciato di essere un liberista servo di qualcuno, in questo caso è l'argomento a rendere attendibile la fonte e non il contario), si lancia in un j'accuse sulla falsariga delle dichiarazioni proferite da vari esponenti di Forza Italia oggi, spingendosi tuttavia oltre e nominando colui che i forzisti avevano evitato di nominare: Silvio Berlusconi.

"Berlusconi era allora un presidente del Consiglio regolarmente eletto, non era ancora stato condannato e fatto decadere. Fu sostituito con un tecnocrate scelto da Napolitano senza che il Parlamento sfiduciasse il governo in carica. Oggi, dopo due anni e mezzo, sappiamo che lo spread non ha (né aveva) nulla a che fare con l'economia reale."

Che lo spread non avesse legami con l'economia reale non era certo una novità. Di nuovo, in queste frasi, c'è la posizione di Grillo sul governo Berlusconi eletto nel 2008 "regolarmente" (Grillo forse dimentica che quel governo fu eletto con il tanto odiato Porcellum), e non era stato condannato (ma prescritto si. Grillo dimentica inoltre che nel 2008 l'avvocato Mills fu condannato in primo grado perchè ricevette dei soldi dal corruttore Berlusconi, ma lo stralcio in due tronconi di quel processo ha portato alla chiusura della vicenda solo nel 2013).

Era il 30 luglio 2011 quanto Beppe Grillo scriveva:

"L'Italia è vicina al default, i titoli di Stato, l'ossigeno (meglio sarebbe dire l'anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. [...] In questa situazione lei non può restare inerte. Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l'unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi. [...] Lei ha una grande responsabilità a cui non può più sottrarsi, ma anche un grande potere. L'articolo 88 della Costituzione le consente di sciogliere le Camere. Lo usi se necessario per imporre le sue scelte prima che sia troppo tardi."

Quella di oggi è una legittimazione politica, errata, dell'avversario che giunge, tra gli occhi sgranati dei dirigenti forzisti e la meraviglia di chi questa giravolta strepitosa proprio non se la aspettava, con un tempismo pressocchè perfetto: nello stesso giorno in cui Corriere e Giornale pubblicano "fumo" (cit. Napolitano) sul Presidente della Repubblica, bersaglio principe del comico genovese.

Chapeau.

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