L'estate del 2011 e il piano "segreto" di Corrado Passera

Nuove rivelazioni sulla nascita del governo Monti


Continuano a spuntare rivelazioni su quanto accaduto nella calda estate 2011, quando all'insaputa dei più si stavano preparando le basi per la fine dell'ultimo governo Berlusconi e per l'ascesa del governo dei tecnici incaricato di salvare l'Italia. Complotto o normale operazione per prepararsi al peggio? Ognuno rimane sulle sue posizioni, ma quel che è certo e che mentre c'era un governo in carica – per quanto minato, litigioso e inefficiente – in maniera sotterranea si tenevano delle grandi manovre per cambiare il quadro politico.

Ieri è stato il giorno delle rivelazioni sui contatti tra Napolitano e Monti nel giugno 2011, contatti normalissimi tra un capo di stato e uno stimato economista, se non fosse che poi – coincidenza – proprio il nome di quell'economista spunterà a sorpresa nelle consultazioni di pochi mesi dopo come nuovo premier. E da quei contatti, si è scoperta l'esistenza di un documento chiamato "Un grande piano di rilancio per l'Italia". Documento firmato dall'allora amministratore delegato di Banca Intesa, Corrado Passera.

Anche qui, ci si può chiedere quanto sia normale che un banchiere stili quello che sembra a prima vista un dettagliato programma di governo. E quanto sia normale che questo programma circoli nel mondo economico e politico, tanto da diventare oggetto di discussione tra Napolitano e Monti.
Italy's  industry minister Corrado Passe
Cosa prospettava questo piano? Un ambizioso pareggio di bilancio entro il 2012, una crescita del 2% annua nel medio periodo, e il debito pubblico al 100% del Pil in tre anni. Come? Con la reintroduzione dell'Ici sulla prima casa, l'aumento dell'Iva al 23% e l'introduzione di una tassa patrimoniale al 2% su tutta la ricchezza immobiliare esclusa la prima casa.

Pochi mesi dopo, Corrado Passera verrà chiamato da Monti e Napolitano come ministro dello Sviluppo Economico, e il governo tecnico applicherà alcune delle misure contenute nel "piano", tra cui l'innalzamento dell'Iva (al 22%) e la reintroduzione della tassa sulla prima casa, mentre gli ambiziosi risultati economici non sono stati raggiunti, e anzi il rapporto deficit-Pil è al 3% e il debito-Pil è schizzato al 130% invece di attestarsi al 100%.

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