Russia: Pussy Riot in politica contro Putin

'Zona di diritto' per combattere un "regime debole, che non sa riconoscere i propri errori".

Le Pussy Riot hanno deciso di entrare in politica. Con un unico obiettivo, sfidare Vladimir Putin. "Cercheremo di entrare nel Parlamento di Mosca hanno annunciato Nadeschda Tolokonnikova e Marija Aljochina in conferenza stampa, con al loro fianco il nipote di Nelson Mandela. "Ne vale la pena. Quello di Putin è un regime debole, che non è in grado di riconoscere i propri errori".

Proprio Putin ha fatto arrestare le ragazze del collettivo dopo una preghiera punk con testo politico blasfemo, urlato nella cattedrale ortodossa di Mosca. Era il febbraio 2012. La condanna a due anni di carcere spropositata, poi la grazia concessa dallo stesso presidente. Tornano a quell'episodio le ragazze: "Non volevamo offendere la sensibilità religiosa di nessuno. Volevamo denunciare un regime corrotto".

Proprio la condanna ha dato notorietà alle Pussy Riot. Le maschere - passamontagna utilizzate nella cattedrale sono diventate un simbolo di libertà in una Russia che pare tornare indietro nel tempo, vietando i diritti civili. "Il carcere? La cosa peggiore è la sensazione di essere finita in un vicolo cieco e di non avere più scelta". Dietro le sbarre è nata l'idea di fondare un'organizzazione per la liberazione dei prigionieri politici in Russia.

"Si chiama Zona del diritto. Si occuperà anche di migliorare le condizioni terribili cui sono sottoposti i carcerati nel nostro Paese. Se il mondo sapesse quel che accade dietro quelle mura, non lo dimenticherebbe tanto facilmente. L'amnistia? Solo un modo che Putin ha trovato per ripulire la sua immagine a livello internazionale alla vigilia di Sochi. Sono circa 863 mila i prigionieri politici e solo un migliaio ha goduto dell'amnistia".

Pussy Riot

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO